Bustina di sicurezza

(daily life, miti d'oggi)

Bustine zuccheroAl bar sotto casa mia la signora alterna la comoda zuccheriera d’acciaio alle bustine di legge, secondo come sente il vento, così da concedere un tanto alla legge e un tanto alla gente. Quando vado a fare colazione non so mai cosa troverò.
Naturalmente se ne discute. La bustina di zucchero al centro dello scandalo è uno di quegli oggetti simbolici dello spirito del tempo, le piccole cose in cui si condensano come per metafora i problemi salienti e le strategie di soluzione del momento.

La legge che impone la bustina segna una presa di posizione precisa sull’asse libertà—sicurezza. La zuccheriera è libertà di dosaggio e movimento, è rapporto diretto, è apertura. Quando apri la finestra non sai mai cosa può entrare. Apertura è sinonimo di rischio. Un rischio potenzialmente illimitato, se si pensa all’attentato che anni fa progettava una loggia di pedofili: versare polvere di vetro nelle zuccheriere dei bar di mezza Italia per creare ricoveri a catena e sollevare il caos. La bustina al contrario è chiusa, garantita, marchiata, parcellizzata, perciò si suppone sana, razionale e sicura.

E invece ha un sacco di controindicazioni. Il suo dosaggio fisso – come qualsiasi misura standard imposta a molti esseri umani – impone sprechi enormi (tonnellate di dolciume al giorno). Introduce un costo di produzione e di smaltimento per il contenitore usa e getta (e già circa l’80% dei prodotti è di questo genere non sostenibile). Peggio ancora, la sicurezza raggiunta è solo una presunzione: si abbassa la soglia di attenzione, ma se ci si ragiona appena un po’ la violabilità resta eccome.

La tecnica di difesa più diffusa oggi è questa ingegneria socioeconomica che ci affida alla norma, alla misurabilità, alle garanzie incrociate dei brand e dei processi industriali coi loro ISO. Il più delle volte si tratta di (auto)inganni di fronte a una complessità intrattabile che sovrasta individui e istituzioni. Per noi il pericolo, se vogliamo, è dietro ogni angolo, sotto ogni pietra, dentro la cosa più insospettabile, nell’estraneo come nel familiare. Il pericolo è intrinseco e non è eliminabile, perché vivere è rischioso in sé. Più facile che con questi espedienti generalizzati si producano ossessioni e prigioni e non protezione concreta, più facile che nel complesso portino più danno che sollievo. Non crediamo siano queste le soluzioni per il futuro: ecco cosa si mormora in tutti i bar ogni mattina.