Questo è un sogno che ho fatto davvero la notte dopo questo G8 in cui la verità si è tanto frastornata.
Mi trovo a scendere a piedi verso la piazza sotto la mia vecchia abitazione. La piazza è ricoperta di sabbia e terra, come un´arena da corrida. Lavori in corso, forse. L´aria è confusa, elettrica: è appena passata una manifestazione, pare, ci sono stati degli scontri e un po´ di sfascio sparso; molti oggetti orfani, molte orme. A poca distanza da me si sta svolgendo questa scena: sulla piazza restano solo un carabiniere in maniche corte, senza cappello e disarmato – poco più che un ragazzo alla moda con bande rosse sui pantaloni scuri – e l´ultimo dei manifestanti che spavaldo e truce lo insulta, lo spinge, lo stuzzica, lo aggredisce. Mi fermo a distanza, impaurito. Il carabiniere prova a reagire con qualche pugno casareccio, ma l´omino nero è palesemente più forte. E molto più malvagio. Con un paio di mosse di kung-fu lo mette a terra, poi lo prende a calci e a calci finché il povero caramba non riesce più quasi a muoversi. Allora lo aggrinfia per la camicia e lo trascina come un sacco di concime verso un furgone dall´altra parte della piazza. Apre gli sportelli, prende una vanga, e comincia a caricare terra dentro il furgone, con l´intenzione a me evidente di seppellirvi vivo il meschino e portarlo via, chissà dove, all´inferno. Durante questa operazione, il caramba disfatto e impotente steso lì accanto cerca strenuamente di arrancare altrove, ragion per cui ogni tanto, per fermarlo e insieme azzittire i suoi lamenti, l´omino nero gli tira in faccia una palata di sabbia senza tanti complimenti. Il caramba non ha più scampo, è annientato. La scena è di una violenza asfissiante. Manca pochissimo alla tragedia. A questo punto, inorridito, spinto fuori di neutralità da un istinto puro e semplice, corro verso l´omino cattivo, prendo un´altra pala trovata chissà dove, e come ipnotizzato gliela calo in testa con tutta la forza. L´omino si blocca come un meccanismo rotto, eppure resta in piedi, con lo sguardo in tralice, uno sguardo innaturale, privo di sentimenti. Altro colpo. Niente. È un pupazzo. Un altro colpo. Niente ferite né sangue; ma ora l´omino vacilla. Al quarto colpo finalmente va giù di botto come fulminato; sputa il suo ultimo respiro maligno sotto forma di un sasso scuro, e muore. La pala mi cade di mano, mi fermo inebetito e come morto anch´io.
A quel punto, miracolosamente, il carabiniere che sembrava più di là che di qua si rialza come se niente fosse. Con cura si scuote via la terra dai vestiti, si aggiusta i pantaloni, si rimbocca la camicia; poi viene da me calmo calmo e mi dice «guarda che era tutta una montatura, uno scherzo: stavamo facendo una scena finta, per gioco. Eravamo d´accordo. Lui non mi aveva fatto niente. Hai ammazzato un innocente.»
Ora sono passeggero in un´auto che va nella notte lungo via del Corso, contromano. Piango e mi contorco, straziato dal rimorso per l´assurdo omicidio e dall´inganno con cui un mondo imperscrutabile ha fregato la mia buona fede. E così addolorato, mi sveglio. In un mondo non migliore.
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