Ho approfittato del sabato mattina per scaricare e studiarmi la nuova legge sull’editoria, e vedere di cosa si sta parlando. Tengo due blog indipendenti e senza pubblicità, di cui uno da sette anni cioè parecchio ante litteram; conosco molto bene i nuovi media; in generale sono interessatissimo alla libertà di informazione. Quindi volevo capire bene prima di agire.

Leggendo il testo, mi sono accorto con enorme stupore che questo eccezionale allarme non sta in piedi. Da una parte ciò mi ha risollevato, naturalmente, e tuttavia resto amareggiato a constatare con quale facilità si possano diffondere parole d’ordine ingiustificate e passioni mal riposte fra noi volenterosi di nuova democrazia. Ma ora pensiamo alla questione principale.

Se si va a consultare la legge 249/1997 di istituzione dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, citata nella legge che stiamo discutendo, si vede che questo temibile Registro per gli operatori di comunicazione, nuovo spauracchio di una presunta censura, era già previsto, e vi era già contemplata “l’editoria elettronica e digitale”.

Bene, a chi tocca il Roc? Là si dice che al Roc “si devono iscrivere … i soggetti destinatari di concessione ovvero di autorizzazione in base alla vigente normativa”. È la “vigente normativa” che definisce il contesto; dal contesto si stabilisce poi chi si dovrà iscrivere al Roc, e come. La novità introdotta con la nuova legge, che diventa la “vigente normativa”, è proprio un ampliamento del contesto, cioè della definizione di editoria. Non dice ancora come, di conseguenza, si allargheranno le tipologie dei soggetti da iscrivere, cosa che toccherà all’Autorità definire (v. più avanti).

La nuova definizione di editoria è la seguente, e si trova all’Art.2. comma 1: “Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.” (È esclusa l’informazione aziendale – il che secondo me è sbagliato, ma ora non ci interessa).

Ebbene questo ampliamento concettuale, in sé, è del tutto corretto! Cerca finalmente di rispecchiare i tempi nostri, così pieni di nuovi media. Io che mi lamento da sempre di quanto la giurisprudenza resti indietro rispetto alla società e alla tecnologia, non posso ora rifiutare il suo sforzo per adeguare i suoi concetti al cambiamento, se no sarei un ipocrita. Allora per me va bene, specie considerando che si tratta per ora solo del concetto e non della pratica.

La pratica si rimanda all’Autorità con l’Art.6, comma 4, che dice: “L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per l’organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all’iscrizione, ai sensi della presente legge, mediante modalità analoghe a quelle già adottate in attuazione del predetto articolo 1, comma 6 della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto delle disposizioni già contenute nell’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47.” Per completezza, sono andato a vedere anche queste altre leggi citate. L’articolo 1, comma 6 della 249/1997 cancellava il Registro nazionale della stampa e il Registro nazionale delle imprese radiotelevisive, come analogamente si abolisce con la nuova legge l’obbligo di iscrizione al Tribunale e si unifica tutto nel Roc (il che, sempre di per sé, non mi sembra per niente una cattiva idea). Nell’articolo 5 della 47/1948 invece si dice semplicemente quali documenti devono consegnare per la registrazione i quotidiani e i periodici.

Insomma, nella legge oggi discussa non c’è nulla che dica che noi bloggers dovremo iscriverci al Roc, pagare balzelli, assumere giornalisti regolari, o chiudere a forza, e chissà che altro. Chi ha scritto questo e ha parlato già di un “bavaglio a internet” con retorica grottesca, mi lascia davvero interdetto! E mi spaventa anche un pochino. Soprattutto Beppe Grillo, che io ammiro, ascolto, difendo e seguo attivamente, con convinzione, anche in piazza. Su questa legge Beppe ha diffuso un flame su internet, devo dire, con una certa sconsideratezza. Beppe ha detto testualmente: “Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.” Questa è un’equazione assurda, falsa e per di più tecnicamente irrealizzabile; mi ricorda ahimé altri autorevoli sballi, come quando nel ’95 Furio Colombo annunciava su Repubblica che Microsoft stava per staccare la mail a tutto il mondo. Per molti purtroppo la parola di Beppe è sufficiente; io stesso ho tremato, ho sudato freddo, sono corso a firmare una petizione sull’onda dell’emozione del suo post, prima di informarmi bene. Ora me ne pento e me ne vergogno un po’. La lezione che ho imparato oggi è che la facilità a comunicare e organizzarsi con gli strumenti della nuova partecipazione dal basso via internet, in cui ripongo molte speranze, può diffondere rapidamente l’errore quanto la cosa giusta, e portare in un lampo a qualche azione collettiva ingiusta. Il che è tanto più facile in quanto i problemi sono spesso complessi ed è molto umano tagliare corto aderendo all’opinione di quello di cui ci si fida.

Ora io non so proprio su quali basi chi ha gridato alla calamità l’abbia fatto e possa giustificarsi. Se qualcuno ha capito qualcosa più di me, me lo spieghi ché sono tutto orecchie! Per quanto mi riguarda, dalla lettura della legge risulta evidente che essa si occupa principalmente degli operatori tradizionali: pluralismo, cartelli, pubblicità, sovvenzioni, distribuzione, ecc. La condotta nel merito delle nuove tecnologie e di nuove forme di editoria staccate da strumenti cartacei è ancora tutta da definirsi, come appunto dice l’Art.6 comma 4 sopra riportato. Al proposito, Beppe dice sul post: “Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: ‘Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere’”. Ma è la verità, la legge dice proprio questo! Perché Beppe deve dargli del “paraculo prodiano”? Non so davvero. Non era questa l’occasione giusta! Aspettiamo a prendercela con l’Autorità quando tirerà fuori un regolamento inaccettabile.

Con l’Art.7 si arriva al famoso punctum dolens dove si parla di responsabilità su internet: “1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. 2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.” Ma vista l’impostazione generale della legge e i suoi limiti, è evidente che i destinatari diretti e immediati di questo articolo sono le estensioni su internet dei grandi organi di stampa, quelle protesi che occupano uno spazio molto ambiguo tra l’ufficiale e l’ufficioso. Pensiamo, ad esempio, ai tantissimi blog di noti giornalisti della grande stampa: là non valgono le responsabilità applicabili all’organo a cui appartengono, eppure i loro blog sono influenti e molto letti proprio perché loro appartengono ai grandi media. Quindi in teoria tra carta e digitale potrebbero condursi i più subdoli doppi giochi, che noi bloggers piccolini, semisconosciuti o di nicchia non abbiamo certo il potere di fare. Mi pare che Levi lo sappia, leggendo la sua lettera a Grillo di ieri. È dei big che si occupa la legge adesso, e certo non posso dare torto a Levi per questo. Quando arriverà il regolamento, si vedrà se saremo toccati anche noi e Beppe.

Per me, non avrò nessun problema a iscrivermi al Roc (se non mi imporrà condizioni inaccettabili, naturalmente), come non ho problemi ora a iscrivermi a Technorati o a Blogarama o ai vari motori di ricerca. Guardo semmai con più sospetto la facilità spensierata con cui ci si iscrive in massa alla gmail, alimentando la concentrazione di dati di un operatore multinazionale potentissimo, dai risvolti ben più imponderabili. La mia proposta quindi è di rimettere in tasca l’indignazione per quando servirà, e in generale di stare attenti a spargere le notizie con responsabilità – se serve, anche mettendo in discussione la parola del Capo – se no la democrazia e la giustizia che tanto ci stanno a cuore se ne vanno a farsi fottere e neppure ce ne accorgiamo.






COMMENTS / 9 COMMENTS

scusami, ma se leggi “Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione” intendendo per pubblicazione un concetto non necessariamente cartaceo come del resto è questo mezzo virtuale, che cosa è un blog se non intrattenimento?
E perché trovi giusto che sia opportuno regolamentare una libertà come quella della rete? Nessuno si è posto il problema finché i politici non si sono aperti loro stessi un blog. Allora si sono accorti che con la rete si potevano fare soldi e sid esidera cavare sangue anche da questa rapa. …

BiancaC added these pithy words on Oct 20 07 at 5:20 pm

Ciao volevo segnalarti questo link…
onestamente sono abbastanza disorientata sulla questione!
http://www.civile.it/news/visual.php?num=45712
Grazie per l’attenzione

daniela added these pithy words on Oct 20 07 at 5:36 pm

daniela Says:
Ottobre 20th, 2007 at 5:36 pm
Ciao volevo segnalarti questo link…
onestamente sono abbastanza disorientata sulla questione!
http://www.civile.it/news/visual.php?num=45712
Grazie per l’attenzione

daniela added these pithy words on Oct 20 07 at 5:40 pm

Certo, BiancaC, la ridefinizione funziona come dici tu. Ma ancora non stabilisce niente di concreto. Non fissa norme. Se il DDL viene approvato in via definitiva, la mia vita non cambia: non dovrò iscrivermi a niente e non avrò alcun obbligo nuovo. Il DDL dice che sarà poi l’Autorità a fare queste regole, e lì si vedrà di che stiamo parlando sul serio. Spero che l’Autorità sappia distinguere il grano dal loglio e non prendere misure restrittive, se lo fa ci incazzeremo sul serio e andremo a protestare. Nel frattempo, a me non dispiace che i grossi massmedia e, appunto, i politici che hanno scoperto il blogging siano spinti ad usarlo con responsabilità. Loro devono sicuramente farlo. O pensi che la libertà del blogger qualsiasi come te e me sta sullo stesso piano della loro? La responsabilità civile è una questione complessa, ma per cominciare direi che è proporzionale a quanta gente ti legge e dà credito alle tue parole.

stef added these pithy words on Oct 20 07 at 5:52 pm

Ciao Daniela, capisco bene il disorientamento! Pensa che ho appena letto che Gentiloni ha fatto mea culpa per questo DDL, e perfino il mio carissimo Di Pietro si è svegliato improvvisamente e dice che non farà mai passare questa legge “liberticida”. A me sembrano impazziti. Le parole non valgono più niente… Ma forse loro hanno convenienza politica nel comportarsi così.
Ho letto il link che mi hai mandato, anche lì mi pare ci siano dei partiti presi. Ad esempio, quando dicono “L’attività editoriale diventa tale anche se svolta da non imprenditori. Basta pubblicare su internet.” stanno semplicemente ripetendo la nuova definizione di prodotto editoriale data dal DDL, che di per sé è inerte.
Infatti, subito dopo si pongono un sacco di domande:
” Cosa significa rileva ? Significa che io blogger mi devo iscrivere al roc con tutti gli adempimenti del caso ?” oppure:
“Cosa significa autorizzare ? Consentire ? Controllare ?” .
Ecco, è proprio questo il punto. Loro non lo sanno, e non lo sa nessuno finché la legge non è approvata dal Parlamento e non si pronuncia il Garante. Quindi mi chiedo DI CHE stiamo parlando. Della libertà DI CHE? Io ci tengo immensamente alla libertà e lo testimonio tenendomi il più possibile indipendente da tutto, ma so ben distinguere quando è in pericolo e quando non lo è. Qui mi inquieta molto più la reazione generale che l’oggetto.
Grazie a te per l’attenzione e il commento

stef added these pithy words on Oct 20 07 at 6:14 pm

Scusa ma che senso ha fare una legge dove si dice , io delego l’authority a decidere quali sono le restrizioni .ma scrivile nella legge queste restrizioni se no non si capisce cosa si sta votando. inoltre dell’authority delle telecomunicazioni non mi fido affatto basta guardare la nostra informazione , e’ per questo che Grillo si preoccupa si sa che in Italia ci sono belle leggi che vengono continuamente ignorate e scavalcate.Dov’e’ l’authority per il caso Europa 7 ? il potente ha forzato l’Authority perche’ stesse zitta , cosa ci si deve aspettare da questa authority? Capisco le tue ragioni ma anche le diffidenze di Grillo .Ciao

mario rizzini added these pithy words on Oct 20 07 at 9:57 pm

Ciao Stefano, io invece sono molto preoccupata da un simile disegno di legge.
Lo sono per vari motivi
Il primo è che le authority sono sempre assoggettate al potere politico e mai indipendenti. Non mi rassicura dunque il fatto che debba essere un authority a regolamentare chi si deve iscrivere a questo registro
Ma l’articolo della legge che mi preoccupa di più è quello che recita
“. Per le attivita? editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.”

Questa è la fine di tutti i blog se si considera il blog attività editoriale
e la legge lo considera tale visto che dice: . Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalita? di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso e? realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

I blog sono delle piazze
La responsabilità deve essere personale ( è lo è già adesso, non c’è bisogno di una legge)
Se introduci il principio che chiunque tenga il blog è responsabile di tutti gli interventi …la piazza è finita.

C’ è un problema gravissimo che riguarda l’informazione in generale
Ci sono grossi gruppi imprenditoriali che stipendiano stuoli di avvocati per imbavagliare la stampa
Ti potrei fare decine di esempi
Se un giornalista scrive qualcosa di scomodo ( anche se assolutamente verificato e corretto) partono cause per decine di milioni di euro portate avanti da studi legali importanti.
Berlusconi è un assoluto maestro in questo….ma non solo lui
Ti faccio un esempio che li vale tutti
Il gruppo Cremonini ( carni ) ha mandato in giudizio il Corriere della Sera ed un suo giornalista per 120 miliardi delle vecchie lire soltanto per aver dato la notizia di un processo in corso che li riguardava e per aver intervistato un magistrato
Ovviamente ha perso la causa, ma questa è costata molto tempo e denaro, e lo stesso Corriere della Sera ha smesso di occuparsi del caso perchè non voleva grane
In ogni caso se il giornalista è interno ad una grossa testata allora è tranquillo perchè è il giornale che si prende la responsabilità e si occupa delle spese legali
Ma già un free lance deve stare attento
Figuriamocii un indipendente che ha un blog. Non ci dorme la notte per controllare che tutto quello che viene scritto non sia in nessun modo attaccabile. E anche se lo fosse devi essere comunque pronto a difenderti per anni con richieste di risarcimenti milionarie

é quindi gravissimo ed un bavaglio pericoloso quello che questa legge propone

elena added these pithy words on Oct 21 07 at 11:34 pm

Grazie Elena, interessante!
C’e’ qualcosa che mi sembra cruciale (il discorso sulla responsabilita’ e sulle cause milionarie, che mi ha fatto pensare assai) e qualcos’altro su cui obietterei (ad es. che le regole siano piu’ dubbie se le fa un’authority perché è assoggettata alla politica - come se il parlamento :)) non lo fosse! in teoria proprio l’authority dovrebbe esserlo meno, anche se la pratica e’ un’altra cosa).

Sulla responsabilita’ pero’ ti vorrei chiedere appunto delle cose. Segui il mio ragionamento.

Da una parte esiste gia’ la responsabilita’ personale, giusto? E’ civilmente e penalmente efficace. Quindi gia’ ora se ho sul mio blog diffamo qualche big posso essere messo al muro con la causona che mi stende. Corretto?
Se questo e’ corretto, allora i piccoli bloggers che non hanno le spalle protette gia’ sono in pericolo, e lo sono da quando esistono per loro dei nuovi media che li mettono in grado di esprimersi di fronte a un pubblico potenzialmente vasto, possibilita’ che prima non esisteva. Questo naturalmente non ha ancora niente che vedere col DDL.
Il DDL invece introduce una responsabilita’ per l’autorizzazione a pubblicare.
Dunque, per chi ha un piccolo blog-diario (la maggioranza) non cambia nulla, perche’ ci scrivono solo loro e nessun altro, quindi le responsabilita’ prima e dopo coincidono.
Per chi invece ospita commenti, oltre alla propria favella, volevo chiederti: si potrebbe secondo te, nel caso la legge passasse e fosse applicata in pieno, aggirarla mettendo, come fanno molte riviste e programmi tv, un disclaimer che dice una cosa tipo “le opinioni degli scriventi non coincidono necessariamente con quella del proprietario che non se ne assume la responsabilita’” o simili? Che dici?

Tra parentesi, sulle piattaforme standard per i blog è prevista sempre una funzione di moderazione per cui puoi decidere (ed e’ l’impostazione di default, cioe’ considerata normale) che ogni commento non sia visibile sul tuo blog finche’ tu non lo leggi e lo approvi. Questo vuol dire che di fatto, implicitamente, si presuppone internazionalmente un qualche principio di responsabilita’ sociale per i bloggers.

Se pensi che in tutti i paesi avanzati stanno mettendo all’opera nei luoghi pubblici telecamere dotate di un software che “riconosce” e addita alla polizia persone sospette sulla base di schemi di movimento considerati “fuori norma”, ti rendi conto che forse il problema generale di fondo, anche qui, e’ la devastante ossessione per la sicurezza e le drammatiche implicazioni dei tentativi maldestri e stolti che fa il potere costituito per perseguirla.

Considera anche il doppio valore che possiede per natura ogni intervento per la sicurezza, che necessariamente e’ anche un azione di controllo. Immagino che tu lo sperimenti ogni giorno con le tue bambine e che sara’ sempre piu’ difficile bilanciare i due aspetti con loro, negli anni che vengono! Non sara’ facile… Ieri sera su Report parlavano dell’anagrafe dei conti bancari che finalmente hanno messo in opera adesso dopo 16 anni dalla legge: Berlusconi la esecro’ agitando in parlamento lo spettro di uno “stato di polizia tributaria”. Pero’ dopo senti che difficolta’ assurde aveva prima la Guardia di finanza a investigare sui conti di mafiosi e grandi evasori, e come gli cambia la vita ora, permettendo di raggiungerli prima che i capitali scappino all’estero o spariscano, tocca riconoscere che l’anagrafe dei conti magari e’ una cosa molto buona. Certo, potrebbe essere usata un giorno per rendere la vita impossibile ai cittadini, analogamente a come stava facendo ora la Gerit con le multe e le escussioni forzate. Ma alla fine la Gerit si e’ dovuta fermare.
Molte cose sono da vedere. Il che non impedice certo di spingerle in una buona direzione facendosi sentire.

stef added these pithy words on Oct 22 07 at 1:01 pm

Ti leggo con molto ritardo ed accolgo, con un pò di rossore, il tuo invito alla riflessione ed alla prudenza di giudizio. Un saggio avvertimento, che vorrò applicare già da ora che ho ripreso la “cura” dei miei blog, dopo un lungo periodo di vacanza, ma non di riposo.
Buon lavoro.
Lorenzo Amaduzzi

Ragazzi, io stamattina mi sono andato a studiare ben bene la legge.
Le mie conclusioni sono del tutto opposte al gran casino che si sta facendo in rete ora. Sono anche stupefatto e un po’ preoccupato per la facilita’ inedita con cui si diffonde un’indignazione senza sostanza via puro passaparola, senza darsi la pena di toccare con mano.
Voi sapete meglio di altri che mettere in discussione tutte le autorita’ sara’ pure dura ma e’ l’unico principio di salvezza. Per cui andate a leggere e giudicare con la vostra testa.
Le mie conclusioni le ho pubblicate sul mio blog.
Chi vuole discutere nel merito e’ benvenuto (chi lo sa, magari non ho capito qualcosa di essenziale…).
Prosit
>S<

Lorenzo Amaduzzi added these pithy words on Mar 16 08 at 7:16 pm

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