Mucchi di giornali, giornali e recensioni, recensioni a pacchi legati con lo spago, più brevi o meno brevi, in trafiletto o a pagina, a tagliar corto o a starci dentro, che poi è sempre a farsi belli, i critici e i bargelli di lettere e pensieri, i maitre e i camerieri, politiche, editori, aspiranti scrittori.

E dietro si intravede la fuga interminabile di volumi volumacci volumini, romanzi pieni d’estro, sogni rimessi a lustro, storielle un po’ mediocri e gialli suspanceosi, racconti dai soggetti variegati di panna e caramello, pieni di insulsi o singolari personaggi pastello dai nomi raccattati ai cimiteri, dai trionfi di ieri, nessun sa quanto utile sotterrato dal troppo futile pregiato, cari diari rastrelliere di pensieri mirabilmente ordinari, florilegi di poesia per pubbliche letture, personali antologie, complesse albagie, timide follie, montagne di pagine che parlano di altre pagine che parlano di altre pagine macerate avendo incartato ortofrutta ora si decompongono come si deve per ricominciare il ciclo vitale della cara Cultura.






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