Spesso le cose più vere sono sotto casa. Una massima che vale massimamente a Natale.
Questo cartellone un po’ sgangherato per le piogge pesanti, che ho immortalato col cellulare proprio qui di fronte, è la pubblicità del supermall di Roma Est, uno dei tanti nuovi spaventosi centri commerciali che orbitano intorno alle città come pianetini in delirio, con le loro concentrazioni di negozi a centinaia, boschi di negozi in paradisi d’aria condizionata e luce artificiale.
Il pregio notevole del messaggio è evidente: questi se ne fregano di girarci intorno. Hanno smesso di preoccuparsi. Tirano giù quello straccetto che ancora velava il Natale commerciale e dichiarano apertamente di cosa si tratta. E’ solo un pretesto per comprare. Non che non lo sapessimo già che Babbo Natale non c’è, ma visto così nudo il concetto è toccante.
Questo genere di extreme advertising potrebbe sembrare un cattivo segno. Invece è un bene.
E’ una distopia da romanzo fantasociale alla Ballard. Non tenta più di imbambolare con sofisticherie. Segna un passaggio di valico: la consunzione delle capacità retoriche e narrative fa da controprova al fatto, dimostrato altrove da una crisi monumentale, che il sistema crescita-consumo è arrivato al massimo della sua dismisura. La pubblicità, che ne è sempre stato il barometro più fedele, ce lo indica con chiarezza: che ha toccato il fondo e perciò chiede aiuto. Chiede aiuto a noi per noi. Ci chiede di metterci in salvo dal suo non-futuro.
Noi non ce la faremmo come al solito, se non fosse che questo Natale 2008 – «dove tutto è possibile», suggerisce il cartellone – a quanto pare si dànno un’altra volta magico convegno la necessità e la virtù. La magra impone di spendere poco? Regali all’osso? L’utile e non il futile? Magari, neanche l’utile? Tanto meglio. Forse torneremo finalmente alla meraviglia di quei doni che non si possono comprare. Per gli altri, e per noi stessi. Quelli per cui non si spende un euro.
Tanto di guadagnato per il mondo intero.
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COMMENTS / 2 COMMENTS
Lucia ha aggiunto queste parole il Jan 08 09 at 3:34 pmCaro Stefano, innanzi tutto auguri per la tua piccola !!!! Non sapevo la
bella notizia e sono davvero felice per te….sei entrato in un nuovo mondo,
bello travolgente, senza scampo, dolcissimo….quello del genitore….buona
fortuna !!!!!
Sul senso del cartellone di Roma est mi sento invece di dissentire dalla
tua “lettura”….premesso che trovo allucinante il centro commerciale
(proprio come concetto) e che trovo orribile la pubblicità….da ottimista e
positiva quale sono l’ho letto nel senso che:
“il Natale, periodo nel quale si comprano regali e quindi vi è occasione
maggiore per recarsi in un centro commerciale, sarà una buona scusa per
venirne a visitare uno che vale la pena visitare (ma magari di solito non si
ha il tempo di farlo) !”
Capisco che la differenza rispetto alla tua interpretazione sembri sottile,
ma non lo è…..e secondo me la tua è troppo negativa ! Strano, per uno che
è da poco papà !!!
Tu hai chiesto commenti e contributi all’ideologo e io ti ho preso in
parola…spero non ti dispiaccia !
Buon Natale (ottimo pretesto per scambiarsi una mail……passami il giro di
parole) e molti baci a tutta la famiglia !!!!
Lucia
stef ha aggiunto queste parole il Feb 08 09 at 3:10 amLucy, già ti ho ringraziato per il commento via mail e adesso (mai troppo tardi!) devo farti onore rispondendoti qui.
Apprezzo il tuo ottimismo, è sempre una bella cosa avere vicino qualcuno con questa dote piuttosto che il contrario. Va anche detto che nei confronti di certi soggetti l’ottimismo può risultare in fin dei conti un bella fregatura per tutti – nel senso che se tante persone buone ed ottimiste sottovalutano tutte insieme certi problemi seri o certi personaggi nefasti, il loro voto di maggioranza radicherà i problemi ancora più a fondo. Insomma: viva l’ottimismo, ma cum grano salis, come ogni cosa. Il fatto che sono papà mi spinge semmai ad essere sempre meno ingenuo oggi, proprio perché penso al mondo in cui vivrà mia figlia! La mia lettura negativa di quel cartellone si concentra nell’avverbio: il Natale sarà solo una scusa. Io non sono cattolico, ma ho un gran rispetto del valore culturale e affettivo di quella festa. Dire che essa si riduce SOLO a una scusa per comprare roba in un luogo fatto apposta per il consumo, concetto già vecchissimo e incalcolabilmente pericoloso, mi suona come una doppia offesa allo spirito del popolo. Finché non cambierà il concetto alla base dell’economia, e quindi l’interesse dell’impresa si raccorderà a quella della collettività, per lo meno dovremmo esigere che i valori più cari siano lasciati fuori dal discorso. Il mio ottimismo è credere che questo potrà succedere.
Un bacio >S<
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