L’arte della televendita

(politica, pubblicità)

L’altra sera torno a Roma, accendo la tv e mi si presenta uno spettacolo curioso. C’era una televendita in prima serata su Rai Uno. Vendevano delle villette prefabbricate.

Il televenditore era tale e quale a Silvio Berlusconi. Ci sapeva fare come venditore, accidenti. Quasi quanto il vero Presidente. Se ne stava seduto e composto, diversamente dalle solite televendite; però aveva uno che gli faceva da spalla, un tipo straordinariamente somigliante a Bruno Vespa. Era questo che stava in piedi al posto del venditore, e andava in giro per lo studio.

Ogni tanto facevano vedere delle interviste a dei testimonial, come si usa in queste cose. Casi umani selezionati, tutti emozionati e colmi di gratitudine per come era cambiata la loro vita. La produzione aveva scelto uno scenario tosto, una zona terremotata, morti feriti e tragedie varie, quindi neanche a dire che uno poteva rifiutarsi di assistere o sminuire, sarebbe sembrato proprio brutto.

Al posto della claque c’erano degli applausi registrati che scattavano al momento giusto dagli altoparlanti, se ho ben capito cosa mi ha detto chi era presente. I testimonial, gente semplice, si guardavano intorno sorpresi dallo strano fenomeno, ma tutto alla fine confluiva nella grande e magica meraviglia di quello show grandiosamente architettato.

Applausi in outsourcing, quindi; come le villette stesse, offerte da uno sponsor, pare una provincia autonoma di filantropi che hanno preferito rimanere nell’ombra. L’oggetto della televendita del resto non erano certo le villette. Era tutto un concept event per lanciare un brand: Efficient Government.

Roba della Meltin’ Pot, mi pare. Non so di preciso, non ho ben capito.

Insomma dopo aver preso il posto della politica il marketing dell’Esecutivo è in continuo perfezionamento. Disciplina quanto mai utile: negli stessi istanti della televendita l’Ocse annunciava a breve per l’Italia più di un milione di nuovi disoccupati.