Baciami ancora, ma senza fretta

(daily life)

D’accordo, può essere scorretto e magari anche riprovevole emettere giudizi su un film prima di averlo visto.

Ma quando mi è passato davanti il trailer di Baciami ancora («l’attesissimo sequel dell’Ultimo bacio») e ho visto il povero Pasotti truccato grottescamente da reduce galeotto, tanto che pare un quarto aldogiovannigiacomo, ci sono rimasto male e mi è subito stata chiara una cosa: non potrò prendere sul serio i sentimenti che quel film mi suggerirà, qualunque essi siano.

Il senso di un’opera può riassumersi in una indicazione tanto minuscola? Purtroppo sì. Come si fa ad andare al cinema con tale premessa nel cuore? Non si può. Ecco quel che si potrebbe chiamare un meritato pregiudizio. E questo senza considerare che l’idea del sequel di un film preciso e ben fatto come l’Ultimo bacio mi appare in sé una pessima idea, perché la logica del sequel ha suoi moventi interni estranei all’opera originale, ben chiusa e finita.

Signori, vi comunichiamo che la visione di Baciami ancora, e l’occupazione di tempo che comporta, è rimandata a un remoto caso futuro. Uno di quei divx che ti capitano tra le mani chissà come, su chiavette usb.

Del resto se confrontiamo le due canzoni-sigla, è lampante che siamo di fronte a una battuta d’arresto. L’Ultimo bacio di Carmen Consoli era un pezzo per niente banale, il bel barocco catanese dei testi in sonoro debitamente lirico, a volte persino oltre i cancelli del pop. Baciami ancora di Jovanotti è un altro polpettone al miele per orsetti quarantenni, nuovo episodio di quella trasmutazione che subiscono molti artisti famosi quando raggiungono l’età dell’indulgenza: quando la fama prende commiato dal loro valore, si fa una vita sua, vezzeggiata e coccolata, mentre il legittimo proprietario sforna emerite inutili cagate. (Vedi Sting è il nuovo personaggio Disney, corto da lideologo del 2001 qui ripubblicato per l’occasione.) Certo mi rattrista molto vedere Jovanotti entrato nella sua fase Sistina così precocemente.

L’ultimo cattivo segnale premonitore è proprio quel video di Jovanotti che comincia con “one due tre four”, quel video cavo, privo di sostanza, la cui unica attrattiva va ai consumati guardoni di star che si struggono di vedere altri cinque minuti dei loro beniamini ballare fuori ordinanza in riva al mare o in un campo di granturco. Non sarà lo stesso spirito che informa il sequel? Uhmm. L’unico che resiste all’annichilimento sembra il pupo che compare nel video in braccio a babbo Lorenzo e lui tenta diverse volte di coinvolgere senza effetto: diffidente e assorto, non cede alle facili lusinghe il pupo. Vuole di più. Forse anche a lui un sano cinismo appare ben altra garanzia e divertimento che quella spensieratezza disperata.