Cattive notizie

(media, miti d'oggi)

Spesso mi càpita di sentire qualcuno ripetere che i tempi vanno peggiorando. O tempora o mores. Ahi ahi.
L´altra sera, ad esempio, ne parlavo con un amico. Le violenze sui bambini, mettiamo: «mai come oggi», diceva. E poi omicidi, furti, incidenti, stragi, guerriglie… «Hai sentito della bambina violentata e uccisa / del gioielliere assassinato / del vigilante trucidato / della pischella che ha scannato la mamma / dell´attentato alle poste / del maxi-tamponamento con rogo sull´Autosole? Guarda, che roba… Dove andremo a finire!». I miei genitori, altro esempio, gli fanno eco davanti a uno dei tanti tg-noir: «Ma che sta succedendo? Stiamo proprio andando a male…». Così mormorano le bocche; e le teste si scuotono amaramente, complici vittime, in un angoletto del teatro quotidiano. Eh, che guaio.

Eppure, c´è qualcosa che non mi torna.
Allargando solo un po´ il campo, è evidente che la media coscienza del genere umano continua a salire di qualità. Ne dubitate? Allora dimenticate che, fino a poco fa, nelle piazze al posto di manifestazioni per la pace c´erano impalcature per autodafé, impiccagioni, ghigliottine e squartamenti. Dimenticate che queste esecuzioni cruente erano spettacoli pubblici graditi e culturalmente integrati – semplicemente impensabile oggi. Dimenticate che in luogo delle convenzioni di Ginevra per i prigionieri di guerra c´erano pertiche aguzze spalmate di pece bollente – osceno! Viceversa, allora era impensabile e osceno che il papa visitasse una moschea come è accaduto oggi.

E la situazione femminile? Avete letto il Martello delle streghe? E i bambini? Delle malefatte sui bambini, dalle parti nostre nessuno ha saputo nulla fino al XIX secolo. Credete che prima nessuno li toccasse? Siete dei sognatori, ma questo non cambierà la triste storia. Leggete solo l’inizio de L’uomo che ride di Hugo.

Insomma, non si può negare che qualche passo avanti sia stato fatto. Sebbene dall´alto si vedano ancora ovunque piccoli fuochi di distruzione, assassinio e disperazione, questi si vanno in generale confinando e smorzando. A livello macroscopico la sensibilità verso i propri simili e verso l´ambiente non smette di crescere. Il rispetto per i diritti dell´uomo è sancito da accordi mondiali. Le forze sociali si vanno organizzando su scala planetaria. Tutto ciò sta saldamente a significare gli intenti della maggioranza in questa direzione.

Per inciso, è interessante notare che questo impegno non allude ad altro, in fondo, che al riconoscimento ufficiale di un fatto ovvio: i problemi globali esistono da sempre, ben prima che la globalizzazione diventasse la star che è oggi. L´unità del genere umano – nei limiti posti all´azione dalla convivenza, come nella consanguineità delle percezioni e delle rappresentazioni fondamentali – si può dimenticare o interrompere solo momentaneamente. Se l´uomo ha dei problemi, questi sono sempre stati problemi globali. A cominciare dalla morte. Certo, banalità. Che tali banalità diventino leggi universalmente riconosciute e applicate, però, sembra oggi il successo più strepitoso che ci possiamo permettere.

Dunque, dov´è l´equivoco? Perché questa tenace illusione che le cose stiano peggiorando?
Il segreto tutt’altro che segreto è interamente in quell´ “Hai sentito”, “Hai letto”, “Hai visto”.

Se c´è qualcosa che è cambiata radicalmente nell´ultimo secolo non è certo la natura dell´uomo. Eravamo semplici animali e lo siamo ancora, nonostante la cultura spesso si sforzi di coprire questa cosa con mezzi grotteschi. Ciò che è cambiato radicalmente è la comunicazione. I dati sono montati in una marea ready-made che ribolle intorno e richiama l´attenzione da mille finestre aperte: telegiornali, quotidiani, radio news, magazines, tabelloni, portali web, ecc. sostengono l´informazione totale in tempo reale come massimo valore. La cronaca si suppone il nostro miglior vizio, una venerabile emorragia. Indispensabile come la principale prova della nostra esistenza.

Essendo una merce, essa è organizzata in modo da essere spettacolare e creare una certa subdola dipendenza. Prove? L´oblio, come sempre. Quanti si chiedono più perché mai debba essere ripetuto centinaia di volte e raccontato proprio a tutti il fatto che un carabiniere in licenza ha sterminato la famiglia o un torpedone è finito nel burrone? Perché mai dovrebbe essere un mio diritto esserne al corrente? Perché mai spendere soldi per sguinzagliare frotte di inviati ad estorcere sadicamente l´ovvietà del dolore ai familiari? Perché mai intervistare un calciatore semianalfabeta dopo una partita che hanno visto tutti? E perché mai un notiziario deve essere soprattutto un distillato delle tragedie del mondo? E perché ce ne devono essere così tanti ogni giorno? Mah. Questioni perdute, travolte dal flusso. Non solo nessuno risponde: nessuno domanda.

Riassumendo:

  • le cose che accadono sono sempre quelle, anzi in tutta probabilità un po´ meno gravi;
  • la loro frazione a noi visibile è enorme rispetto a quanto se ne potesse sapere non dico cent´anni fa, ma anche solo trenta o venti;
  • sono selezionate alla fonte da mediatori altamente organizzati per i quali questa selezione e la quantità risultante sono fonte di profitto;
  • ad esse viene data pubblicità con la tecnica più turpe, la spettacolarizzazione del male del mondo.

Così il nostro rapporto con la notizia si è trasformato in una nevrosi. Drogato di news, anch´io se non mi sorveglio tendo a cercarmi le mie dosi quotidiane di tg come bizzarri psicofarmaci / telenovelas, incrocio genetico tra il reale e la fiction.
Ed è una nevrosi che porta con sé una cecità parziale. Il peggio è che ci toglie un sacco del tempo, dell´energia e dell´attenzione che servirebbero per partecipare al gioco più bello: quello di migliorare.