Che cos’è l’antipolitica?

(illusionismo, politica)

Vorrei fare il punto sulla questione della cosiddetta antipolitica su cui si fa molto illusionismo, molta confusione ad arte.

Quando si parla di antipolitica oggi si dice Beppe Grillo e chi come lui si pone fuori dal condominio dei partiti, e mette tutti i partiti ugualmente in discussione, avendo ormai chiaro che un partito vale l’altro in quanto gruppo di potere che bada innanzitutto a preservare se stesso e a far profitto. Come il privato? Sì, come il privato, con l’aggravante della falsa filantropia, un’ipocrisia ecclesiastica. Lo conferma il distacco assoluto di tutti partiti dal riconoscimento e dalla difesa dei beni pubblici, salvo qualche rondine che non fa primavera.

Quando si parla di antipolitica, viceversa, si dà per scontato un sottinteso: che la politica coincida con la partitocrazia. Questa identificazione è bugiarda, è stupida, ed è pericolosa. Se leggete il dizionario, dice che politica significa sia «partecipare attivamente alla vita pubblica» sia «governare lo Stato». Tra queste attività, e la forma dei partiti come li conosciamo noi, non c’è nessuna relazione necessaria. I partiti con la P maiuscola rispondono ad altre esigenze. Continuano ad essere permeati dalla mistica originaria del Partito Fascista, come già avvertiva Ernesto Rossi. C’è dietro una fame organizzata, una brama di possesso delle masse, che tutt’oggi è molto ben visibile. E’ questo il cemento che fa la «casta».

Allora è oltraggiosa la sfrontatezza con cui si parla di antipolitica con sussiego, con arroganza senza memoria né speranza, dando per obbligatoria e doverosa una politica che in realtà è specifica e parziale. E soprattutto fallita, perché fatta da amministratori palesemente incapaci che nemmeno pagano per i loro errori, perché  degradata in un sistema di dominio e di furto metodico coperto dal mito del voto democratico. Un sistema in cui le brave persone non ce la fanno ad affermare la virtù.

Questa dell’antipolitica retorica che ribalta la frittata è come la storia dell’antimodernità. Non vuoi la TAV? Sei antimoderno. Diffidi dell’EXPO 2015? Sei antimoderno. Preferiresti evitare i grattacieli griffati di mille piani? Sei antimoderno, fine della discussione. Le tue buone ragioni non ci interessano.

Ma un attimo, signori: che modernità avete in mente, voi che accusate gli altri di antimodernità? La modernità che hanno in mente questi – e su cui, ci scommetto le palle, non hanno mai riflettuto sul serio neanche un minuto – è un mondo di ratti evoluti, di ratti sottoposti di continuo a esperimenti sempre più estremi, finché non si generano reazioni a catena incontrollabili. In tutti i campi si è seguito e si segue tuttora questo metodo cieco. Beh non è un bel mondo dove vivere, un mondo che non è stato concepito pensando agli esseri umani, al contrario evitando di pensare a loro. Troppo complicato farlo, meglio buttar giù due numerelli e un po’ di aritmetica posticcia e chissenefrega.

Non so se voi vi augurate un futuro così disfatto per voi, per i vostri figli, per le persone a cui tenete e che verranno. Io no. E ho un’idea migliore e più alta e più autentica anche della politica. Per questo non mi può ingannare l’illusione ottica dell’identità partiti = politica. Può darsi che i partiti possano ancora esprimere forze utili al popolo; io lo spero, sarebbe la cosa più bella per un avvenire armonico. Ma per quello che stiamo vedendo, purtroppo, l’antipolitica vera è nel Palazzo. L’antipolitica è la partitocrazia. E’ la semplice e amara verità, e ormai lo sappiamo tutti.

La degenerazione dei partiti e ci chiama per forza a difendere i beni comuni e noi stessi non passando per il Palazzo, anzi aggirandolo accuratamente. Per questo l’alternativa ai partiti sta prendendo piede e crescerà. E’ inevitabile, come l’acqua esce da un vaso rotto e si va a raccogliere dove trova le mani.