Craxi visto dalla Terra (Italia, 2010)

(miti d'oggi, politica)

Ogni volta che arriva una ricorrenza craxiana si apre un vasetto di pandora. Ai dieci anni dalla morte compiuti ieri trovo giusto un riassunto generale.

Qualche anno fa De Gregori disse che un tempo odiava Craxi ma ultimamente lo trovava più interessante di molti politici attuali. Fassino lo indicò tra i padri della sinistra, affiancandolo al nome di Berlinguer, con queste parole simili a quelle di tanti in questi giorni:

La sua riabilitazione è una valutazione storica. Il suo ruolo politico e l’intuizione sul futuro della sinistra sono cose sulle quali è giusto e doveroso discutere.

E’ importante riflettere su questa mitica «intuizione del futuro». Coloro che hanno molto potere fanno molto di più che intuire il futuro: lo costruiscono. Craxi è forse il maggiore fra quelli che negli anni ’80 hanno preparato, seminato e plasmato il futuro che è il nostro sgradito presente. Craxi non ha intuìto fenomeni indipendenti dalla sua volontà, come suggerirebbe la fassinata: in realtà egli ha agito in modo da fare dell’Italia quello che ora è.

Per noi, semplici cittadini d’Italia, il giudizio sull’adottivo figlio di Tunisia non può che basarsi su una cosa: le conseguenze della sua politica che influenzano qui e ora la nostra vita quotidiana. Ci interessa poco il “grande leader”, la sua furbizia nel preferire questa alleanza a quella, la sua enfasi pseudo-ideologica su un riformismo mai avverato. Io ricordo Craxi soprattutto per quello che mi pesa addosso.

Allora lo ricordo per l’accelerazione del debito pubblico, schizzato dal 70% al 90%, con l’innesco di un lifestyle al di sopra delle proprie possibilità che ha condotto dritti ai livelli attuali di debito, circa 1800 miliardi fuori controllo. Ricordo Craxi per il decreto dell’ottobre 1984 che salvò dall’oscuramento le tv private di Berlusconi, emittenti illegalmente su scala nazionale, aprendo la strada all’immenso successo mediatico e imprenditoriale di questo che gli ha poi garantito il potere politico e una servitù generale talmente profonda che del conflitto di interessi non si parla più. Ricordo Craxi per il suo stile protervo da maschio alfa oggetto di ammirazione del branco, per quel gusto imperiale di governare su basi carismatiche in un ambiente di spettacolo e di cortigiani che è diventato un cult e un must da allora in avanti.

I tre aspetti sono intimamente intrecciati: esprimono un unico concetto di fondo che oggi si può vedere portato quasi a pieno compimento. E’ per questi motivi ben presenti e tangibili che ricordo e giudico Craxi, a mio pieno diritto; per essi non lo ringrazio né vedo alcuna ragione di apprezzarlo o rivalutarlo. Senza nemmeno bisogno di far cenno alle sue questioni giudiziarie: che riposino in pace con lui.

Sono comprensibili gli encomi di Craxi da parte di chi ha beneficiato della sua malsana azione. Ma quelli che provengono dalla cosiddetta sinistra sono i segni ennesimi dello spaesamento, come di chi sbarcando da un lungo sonno in un luogo sconosciuto non trovi di meglio da fare che stupirsi al vago ricordo di un possente nocchiero e della sua intuizione di una meta. E pur sempre Craxi dovrebbero ringraziare per la loro confusione: giusta che fu la sua presa di distanze dal marxismo e dal leninismo, la cauzione per gli altri fu l’avvio di quel capovolgimento molto liberista e poco liberale che ne ha disperso completamente l’identità e gli scopi.