Dialogo al termine degli Universali

(conoscenza, manifesto)

– Le grandi idee. I grandi ideali. Dove è finito tutto questo? Cosa è successo?

– Le parole-chiave, amico mio. Le parole su cui si fondano le grandi idee. Sono state usate in tutti i modi possibili, nel vero e nel falso. Sono diventate terribilmente ambigue, interpretabili, condizionabili. Oramai che sono ripetute meccanicamente e spuntano da ogni centimetro di spazio e di tempo, è diventato indubitabilmente evidente.
– E le leggi, le nostre leggi. La Legge. Dio.
– Per le leggi vale lo stesso. Pomposi gli enunciati, severi, ma alla fine sempre le stesse parole frollate, ambigue, stanche. Riflesse e rifratte fino ad spegnere in nulla la luce iniziale. Cos’è ormai la giustizia?
– E così sia, quindi. Delle grandi idee e delle leggi sono avanzate solo sabbie mobili e brandelli. Ma allora? Cosa ci resta?
– Ci resta la metafora. Solo la metafora.
– Immagini, dunque. Niente di solido.
– Però piacevole. Eventualmente.
– Allora vogliamo metafore. Avanti con le metafore. Dateci immagini belle, seducenti, suggestive, inquietanti, emozionanti, sensuali. Per descrivere questo mondo, per far respirare la vita. Che portino insieme conoscenza e senso, in una rete fitta che si tiene.
– Sì, questo dobbiamo cercare, ovunque, senza sosta.
– Ricordi che tempi quando ci si illudeva che la conoscenza del mondo fosse fatta di formule? Robusta, chiara, distinta, logica? I fatti, si diceva per azzittire tutti. Ecco i fatti! Ecco le cifre!
– Sembravano rocce salde su cui riposare, e poi ergersi ancora. Lì le categorie andavano bene. Pareva tutto così ordinato.
– Oddio, tutto. Più o meno, siamo onesti. Qualcosa che non quadrava c’era sempre. Qualcosa di grosso, a volte…
– Ma chi va a guardare gli interstizi davanti alla figura maestosa del mondo svelato, il mondo intero dico!
– Ontologia! Episteme! Ogni cosa al suo posto.
– Mah. Ora tutto è più vago, tutto più e sfumato.
– Insomma sappiamo questo, vuoi dire: di non avere in mano altro che metafore. Tutto qui.
– Sì, solo Immagini. Questo descrive quest’altro. E quest’altro assomiglia a quest’altro ancora, e perciò se ne deduce forse che… Funziona così. Ci si prova. Un’immagine accanto all’altra.
– Carte, le nostre carte con cui fare i prestigiatori.
– Almeno non sono solo quaranta. Sono infinite. Suppongo, non lo sappiamo.
– L’importante è avere l’ispirazione. Il suggerimento giusto dal cielo. Trasferire modelli da un campo all’altro per indovinare nuovi nessi forse utili, o riscoprirne di vecchi, creare nuove metafore più belle, più seducenti e più vere.
– Vere? Anche quello che hai appena detto è metaforico.
– Sì, ma non più di quello che hai detto tu.
– A quanto pare. Lo vedi che non si scappa.
– Stiamo sempre qui, a razzolare nella stessa aia.
– E a guardarci negli occhi. Abbiamo anche cose senza parole, per fortuna.
– Le cose senza le parole, bravo… Ecco una finestra. E dentro c’è quell’ineffabile sentimento di stare tutti sulla stessa barca.
– Un’altra buona metafora. Ti stai avvicinando. Ci stiamo avvicinando.