Dissociazioni culturali avanzate

(conoscenza, politica)

Teoria del romanzo e della narrazione, teoria delle teorie scientifiche (quindi filosofia della scienza), e teoria della mente, formano un tessuto unico, indissolubile. Sono in verità una cosa sola, osservata da punti di vista diversi. Affrontarle separatamente porta per forza a una parzialità della visione, cioè a una forma di cecità. Può essere accompagnata da un tatto estremamente raffinato, ma resta una menomazione.

L´esistenza stessa di queste teorie manifesta una delle più tenaci e tradizionali illusioni della nostra cultura: la separazione teorica e operativa tra discipline. Questa dissociazione tra sfere di competenza alimenta una dannosa parzialità nella soluzione dei problemi complessi, ed è insieme alimentata da essa. È il risultato della composizione di almeno tre forze:
1) le inclinazioni soggettive a certe materie (cioè all´uso di certe metafore e certi filtri strutturali) propria dei singoli individui che le studiano e vi creano teorie;
2) l´eredità culturale condivisa;
3) la necessità di mera sopravvivenza delle organizzazioni che si occupano di queste materie.

L´ultimo punto mette in luce il volto politico della questione.

Nel suo aspetto che concerne la dialettica tra individui (gli studiosi) e le organizzazioni, questa composizione di forze riguarda la psicologia sociale; nel suo aspetto puramente istituzionale, la sociologia; nel suo aspetto relativo alle inclinazioni e alle prestazioni individuali, come alla loro risoluzione, concerne la psicologia e la psichiatria; in una accezione più vasta, è antropologia.
Eppure anche tutte queste discipline appena nominate campano di teorie non meno delle altre. Così si richiude su di noi l´orizzonte limitato della nostra epistemologia, che solo un guizzo di fantasia – inopinato e folle – può spezzare.