Economisti in bilico tra sacro e profano

(economia, illusionismo)

L’altra sera a Ballarò l’egregio professor Pier Carlo Padoan, capo economista dell’OCSE, alla fine del suo intervento ha dichiarato che il vero problema economico è costituito da una generale perdita di fiducia da parte delle persone e delle imprese. Subito dopo però ha affermato che la politica deve tornare a rendersi credibile mettendo all’opera valide misure di riallocazione delle risorse scarse.

Ora, l’affermazione sulla mancanza di fiducia per me suona incomprensibile e pretestuosa, specialmente alla luce della concretezza della seconda.

Sono tanti i Padoan che oggi parlano di fiducia in astratto, come principio primo metafisico, come spirito ed essenza delle cose, e così spostano col piede, non visti, il discorso economico in un ambito fideistico. Da parte di economisti che basano la loro presunta scienza sull’idea che le scelte umane sono razionali, la richiesta è davvero bizzarra. Se l’economia è in fondo questione di fede, non vedo in che modo abbia potuto dirsi scienza e fare previsioni sul futuro in camice bianco e non con la pianeta sacerdotale. Previsioni peraltro cambiate di giorno in giorno, perché inconsistenti, inutili e fuorvianti.

Insomma dovremmo essere noi in primis, con la fiducia, a ricostruire un assetto economico perduto a causa degli errori teorici fondamentali e delle intemperanze di questa centenaria schiatta di imbonitori? E cos’è che noi, anabolizzati da un’iniezione dell’auspicata nuova fiducia, potremmo fare che ora non possiamo fare? La fiducia non batte moneta e non riempie le tasche. Se entri in banca dicendo “io ho fiducia!” non ti dànno il credito che ora non ti dànno. Se l’azienda ti vuole licenziare accampando un falso motivo economico, la fiducia non ti conserverà il posto. La fiducia non fa una migliore legge elettorale, non dissipa la corruzione, non cura la fame di meschine gratificazioni. Se chi deve fare le regole, e farle rispettare, e rispettarle lui per primo, malversa cinicamente o prende le solite scorciatoie di superficie sulla base di assunti sbagliati, non vedo proprio come la fiducia non possa continuare a rotolare giù per una pericolosa china, in fondo alla quale c’è la bocca di vulcano della disperazione e della rivolta.

Questa mescola di sacro e di profano, dell’unzione spirituale con un vuoto tecnicismo metodico, è sempre il classico illusionismo di una classe di professionisti del fallimento e della disumanità cui viene data ancora troppa voce in capitolo, avendo essi detto e fatto di tutto per meritarsi l’oblio eterno, se non la dannazione.