Equitalia e la doppia personalità della vita pubblica

(illusionismo)

La vita pubblica italiana si svolge dissociata su due piani che non si parlano.

C’è il piano formale dei codici, delle norme, delle procedure, delle convenzioni, dei modelli, degli standard, dei contratti, che stabilisce il modo in cui il mondo dovrebbe andare. E’ quello cui fa riferimento la politica nel suo discorso. In questa rete di definizioni accademiche che si richiamano l’una l’altra, sono virtualmente non contemplate le emozioni, le imperfezioni individuali e particolari, gli automatismi dell’organismo, i limiti cognitivi dell’uomo, la sua ignoranza profonda del mondo e di sé, la concretezza pesante del tempo.

Poi c’è il piano reale, che è quello che io chiamo “del pronto soccorso”, dove l’imperfezione e il procedere a tentoni imperano, dove le scelte devono essere fatte in fretta e quasi alla cieca, dove le relazioni di qualunque tipo sono largamente dominate da sentimenti ed emozioni che si fanno beffe di qualunque norma o codice del piano formale. La separazione tra rapporti di lavoro e di amicizia, ad esempio, esiste solo sul piano formale: nella vita reale è una barzelletta, tutto si muove sempre in base alle amicizie, alle simpatie e alle antipatie. Lo sanno tutti. Ma non osano trarne per intero le conclusioni; ad esempio, il fatto che se vuoi capire qualcosa di un’azienda, di una pubblica amministrazione, di uno Stato, e farti un barlume del suo futuro, devi conoscere quelli che li governano e capire bene che persone sono, cos’hanno dentro. Studiarsi documenti e corporaè una gran perdita di tempo. La storia non avanza come dice il piano formale, anzi quasi sempre va nel verso contrario, lo sanno tutti. E sanno che ciò che si detta sul piano formale non necessariamente è ben detto, o anche solo intelligente. Ma a voce alta si parla solo dei cavilli del piano formale, mentre a bassa voce, nei corridoi, negli uffici, per le strade, nelle case, si dice e si fa la verità. Il problema è che non esiste collegamento tra i due piani, né teorico né metodologico, né culturale né morale. Che la mano destra non sappia cosa fa la mano sinistra.

Naturalmente c’è gente che campa grazie a questa scissione, e alla illusione che il mondo vada o debba andare come prescritto dal piano formale. La stessa gente che ci tiene a mantenerla. Agli antipodi trovo – fra altri – il blog di Beppe Grillo: non ci ho mai letto un solo rigo di formalità ma sempre puro succo di realtà, non esclusa quella più dolorosa da ammettere e perfino da guardare. Là il primo gennaio Grillo ha scritto: «Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze». Ora tutti sappiamo che questo è il modo di gran lunga più gentile e corretto di dire ciò che tutti, nella realtà, pensiamo e diciamo quando si parla del famoso pacco bomba. Monti ha deplorato la «campagna di disinformazione» di cui sarebbe vittima l’ente, come se si trattasse di un’oscura agenzia governativa del Venezuela e non di qualcosa di cui abbiamo esperienza quotidiana diretta: ecco un tipico discorso che nasce e muore sul piano astratto delle mission e delle comunicazioni ufficiali, dove noi non siamo. Qua dove siamo, noi ci confrontiamo tutti ogni giorno sulle maniere piratesche con cui Equitalia gestisce il potere che ha, ricevendone cartelle esattoriali sbagliate da pagare ancor prima di dimostrare di aver ragione, terribili ingiunzioni e fermi amministrativi e ipoteche senza nemmeno un avviso. Che sono atti terroristici, simili ai pacchi bomba. E i partiti senza eccezione hanno lanciato l’anatema su Grillo come se avesse bestemmiato forte in un collegio di educande, piuttosto che dato una indicazione saggia e generale per riconciliare le verità formali con la realtà, e per evitare che le cose peggiorino giacché dal divorzio del discorso e della realtà non può che venire un crescendo di cecità, disagio, rabbia, rivolta e sconquasso. Così gli illusionisti hanno dichiarato ancora una volta chi sono e da che parte non stanno.

Quanto a noi, è bene disilludersi che ci toglieremo mai di torno i grami illusionisti finché la vita pubblica non troverà una verità unica e più vicina al mondo reale dove viviamo, abbandonando quel doppio regime così vecchio, così borghese, così ipocrita, così malato.