Et in pulve reverteris

(daily life, miti d'oggi)

Armageddon the movieNelle scene iniziali del film Armageddon una pioggia di meteoriti devasta New York. Il flagello è dipinto come se lo poteva figurare la gente per mezzo degli sceneggiatori di Hollywood. Un masso più grosso trancia la cima dell’Empire State Building, che crolla giù in strada di punta e si abbatte fra schegge ed esplosioni. È un caos circoscritto che si placa rapidamente. Tutto abbastanza pulito.

Oggi possiamo confrontare questa catastrofe immaginata con quella vera. E ci accorgiamo che in quella finta mancano proprio le cose che abbiamo visto di più quell’11 settembre.

Prima la polvere. Polvere infinita, densa, nubi alte centinaia di metri che si espandono come onde d’urto in ogni direzione, e inghiottono strade, grattacieli, quartieri, oscurano il cielo. Le costruzioni si sbriciolano in sbuffi immensi e una città intera svanisce, immersa in un grigio morto, da cui escono alla spicciolata fantasmi di palta.

Poi la carta. Ricordo che uno dei miti della rivoluzione digitale era il paperless office, l’ufficio senza carta. In seguito la carta è aumentata del 30% grazie alle stampanti personali installate in tutti gli uffici. Nelle Torri ce n’erano migliaia e migliaia. Quanta carta c’era lì dentro, mio dio. Tantissima carta. Ed è volata fuori. Brandelli di carta, pezzetti senza conto che volteggiano dappertutto come uccelli perduti.

Oggi la finzione cinematografica appare grottesca rispetto alla orribile realtà. La nostra immaginazione ha subìto una revisione irreversibile. Nessuno ci aveva pensato mai a tutta quella carta e quella polvere. Ci soffoca ancora, dopo sei anni, e continuerà a farlo.