Gli uomini non nascono uguali

(miti d'oggi)

La dichiarazione “tutti gli uomini sono creati uguali” viene posta regolarmente come un punto di partenza, una verità intuitiva, un assioma da cui snocciolare tante deduzioni edificanti sulla comunità umana e belle esortazioni alla fratellanza.

Invece  per comprendere a apprezzare il suo significato serve già una preparazione notevole, perché la nostra esperienza basilare è proprio il contrario: che tutti gli uomini vengono al mondo profondamente diversi. Nella loro forma fisica visibile, nelle possibilità o predestinazioni invisibili causate dai geni, nelle condizioni in cui nascono e in quelle in cui crescono.

Così se “tutti gli uomini sono creati uguali” viene assunta come piattaforma di base su cui costruire un’etica, per non dire un dialogo, si mette il carro avanti ai buoi con un atto di presunzione che fa sfacciata violenza al senso comune. Se ne verrà un rifiuto, è comprensibile. Chi sottoscrive là per là lo fa per qualche tipo di forza maggiore, e la sua adesione sarà superficiale se non controproducente.

Esiste una sottile “uguaglianza” fra gli uomini, e c’è chi possiede il sentimento degli “uomini creati uguali” immediatamente, per empatia o per fede; ma è roba che non tutti hanno, e non si può pretendere da nessuno. Gli altri, e non tutti, ci possono arrivare per gradi di una lunga scala, con un lento raffinamento dell’esperienza, con esercizi di approssimazione. E comunque sarebbe bene non dare alla disuguaglianza solo un valore negativo, trascurando la immensa forza della diversità.

Bisogna invertire il verso di questa educazione che pretende l’ascensione dalla cima e non dal fondovalle. Molta della nostra conoscenza è costruita così: parte da concetti astratti, assorti nella propria bellezza platonica, e poi non incontra la realtà. Abbiamo tutta una “scienza” economica fatta a questo modo.