Hard Risk

(daily life, digitale)

hardriskIl Taipei Times racconta la notizia, poi rilanciata anche in Italia, che larghi stock di hard disk esterni a notissimo marchio Maxtor, prodotti dall’americana Seagate Technology e venduti da agosto in poi, sono stati contaminati alla fonte dal fornitore cinese che li costruisce. Negli hard disk è stato inserito un Trojan horse, programmino nascosto, con il compito (pare) di spedire a host cinesi dati raccolti dal computer degli utenti dell’hard disk senza che questi si accorgano di nulla.

Eventi del genere rientrano fra le logiche conseguenze possibili della delocalizzazione mondiale della produzione sommata alla sottigliezza e alla pervasività dei codici informatici. Il problema è che questa dimensione è ignorata dai grandi temi e dalla stragrande maggioranza delle persone. Come del resto accade per un numero crescente di aspetti tecnici complessi del bene comune.

Questa storia mi ha richiamato alla mente una notizia simile che colpì la mia fantasia alcuni anni fa, quando Bush nel 2003 diede l’ok alla vendita post fallimento del 61% dell’operatore americano Global Crossing a Singapore Technologies Telemedia, controllata dal governo di Singapore. L’anno prima ad agosto la stavano vendendo a Hutchinson Whampoa e a STT, vicine al governo cinese. Ma la CFIUS, la commissione che si occupa degli investimenti stranieri in USA, di cui fa parte anche gente del Pentagono, aveva bloccato tutto facendo ritirare gli offerenti. L’eccezione sollevata era che con quella vendita degli stranieri vicini a un governo pericoloso avrebbero messo le mani su una rete in fibra ottica da 100.000 miglia che copre 27 paesi su cui viaggiano informazioni riservate del governo americano; dopodiché gli Stati Uniti avrebbero potuto incontrare molte difficoltà a identificare la fonte di una violazione della rete. Alla fine invece il governo di Singapore “rassicurò gli americani” e la vendita si fece. I soldi servivano troppo e il contraddittorio sfuggì all’opinione pubblica.