I tre paradossi del Movimento 5 Stelle

(politica)

Un commento di un amico al precedente post sul M5S mi richiama a un’analisi della strana situazione attuale del Movimento.

Quello che è successo dopo le elezioni non mi sorprende affatto e non può modificare la lettura che ho dato di questa originale opera rivoluzionaria. Certo il Sartre citato ci vedeva bene, ma ritraeva le rivoluzioni violente e rapide che avvengono per reificazione forzosa di un’Idea, non le trasformazioni graduali, quasi di ordine biologico, come ad esempio quelle indotte dall’adozione su vasta scala di una tecnologia o di una moneta. Qui mi pare che siamo in presenza di un caso ibrido tra i due, sui generis e piuttosto novello: la tecnologia in diffusione progressiva ne fa parte, ma diventa il correlativo oggettivo di un’Idea radicalmente nuova di democrazia. Quindi troviamo sia l’imposizione vigorosa dall’alto, sia il moto lento dal basso. Ne deriva il primo paradosso corrente: un movimento che ha come primario obiettivo quello di mettere a disposizione dei cittadini strumenti nuovi di partecipazione diretta e di auto-organizzazione che li affranchino dalla partitocrazia – insomma, una democrazia che più autentica non si può – viene visto come antidemocratico.

Sembra assurdo, ma in fondo non è difficile da spiegare. Da una parte i suoi ideologi sono costretti ad esagerare sulle regole fino al grottesco, allo scopo di mantenere la purezza dell’Idea ormai scesa sulla Terra, compito forse impossibile. Dall’altra parte, quella tecnologia di rete che secondo gli ideologi dovrebbe realizzare la nuova democrazia con una partecipazione di massa non è ancora di massa, perché solo poche persone nel Paese la usano con la familiarità e la consapevolezza di cui avrebbe bisogno il M5S per tentare di affermare concretamente la propria Idea di democrazia. Ed ecco il secondo paradosso: il movimento è stato votato da milioni di persone, non solo da quelle venticinquemila del ciberspazio. Per cui si trova nella oggettiva impossibilità di realizzare l’Idea, che resta un obiettivo lontano e fumoso. Nulla di strano che ora ci si trovi spaesati nel mezzo di una trasformazione incompleta: come ho detto, il M5S non è un veicolo di rivoluzione violenta e di discontinuità immediata, perciò questa non può essere che una fase di un processo ancora tutto da fare.

Penso che l’errore fondamentale della nuova fase che si è aperta dopo le elezioni politiche non sia stato il rifiuto delle alleanze e dei compromessi che tanti chiedevano quasi disperatamente al Movimento: le alleanze e i compromessi sono il business as usual, avrebbero inevitabilmente e irrimediabilmente corrotto l’essenza stessa dell’Idea e distrutto la credibilità unica del M5S nel panorama politico, che è il suo capitale più importante. Sono tanti i ragazzini che non vedono l’ora di scrivere a caratteri cubitali: avete visto? anche loro sono come tutti gli altri. No, l’errore fondamentale è non spiegarsi costantemente e pervicacemente e in ogni occasione utile a quei milioni di elettori del Movimento che non sono i venticinquemila iscritti attivi in rete. Mentre trovo giusto che i parlamentari si tengano indenni dai media popolari e dal loro aggressivo framing, Grillo e i suoi collaboratori migliori invece avrebbero dovuto andare a parlare in tv ovunque possibile per colmare il gap che la rete non copre, raccontando senza tregua le tante cose che il Movimento fa ogni giorno per gli Italiani in termini di sorveglianza sui poteri costituiti, di controinformazione, di controcultura, di educazione civica, di politica della sostenibilità, ecc. Anche perché tanto i massmedia la loro opera di mistificazione la fanno lo stesso, presentando nei tg e nei talkshow collage arbitrari di citazioni campionate a piacere dai post e dai commenti sul blog, e ricavandone il messaggio che vogliono loro.

Questo grande vuoto pubblico, lasciato dall’arrocco snob sull’organo di informazione internet, rischia di costare molto al Movimento. Mantiene nella massa le idee confuse, e l’illusione ottica della “occasione mancata” di cui ormai tutti parlano: il terzo paradosso. Non sarebbe ancora scaduto il tempo per rimediare, ma dubito che qualcuno lo farà.