Il Bene e il bene

(daily life, lideologo, religione)

L´altra sera ho visto la Partita del Cuore. Il nome è straziante, ma la sostanza è tanto bella da ridare lustro a un nome a un gioco e a un organo ormai dannati. C´è lo splendore del finalmente inutile ma non futile; del gioco finalmente gioco eppure serio anche più di prima; del finalmente antieconomico / antifunzionale pur restando pecuniario. Tutto ciò che il calcio come la vita va perdendo di vista a velocità di fuga. E´ una parentesi, un giardino pensile, uno spiraglio fresco di portone socchiuso nell´arsura meridiana. Bello.

In minima barba a questa bellezza, trapela dagli interstizi qualche cattiva abitudine di quel mondo da cui ci si è presa questa tregua ma che non si riesce ad abbandonare mai del tutto, vizio incallito. Vedo bambini di colore, lucidati e acchittati a simbolo, spaesati, col cappello da basket color crema che fa contrasto. Vedo il gioioso prete che ne conduce il piccolo sciame qua e là dove serve. Vedo un prete dalla lietezza inesorabile; dietro la fissità di quel sorriso innaturale, che è poco meno che un ghigno, si indovina malvolentieri la sublimazione della paternità rinunciata. Vedo lo specchio fedele del volto-di-cristo oleografico appeso al muro di tutte le classi di scuola come nell´oscurità di tutti i monasteri, sempre uguale. E il mio sentimento si fa incerto. Non è pietà e non è simpatia, non è fascinazione e non è ribrezzo; è tutte queste cose insieme.

Avevo appena incontrato il Bene; ora mi sembra di perderlo di nuovo per le sue vie ingarbugliate. I suoi tratti si fanno indistinti, i valori si offuscano dietro ai fumogeni di individui complessi e missions. Torno al turbamento quotidiano, dove il Bene è un´astrazione che serve a poco. Quel che posso dire è che il bene reale non assomiglia alla maschera ridens in tonaca; assomiglia invece molto ai 22 professionisti che, liberati dall´obbligo della prestazione, corrono ruzzolano si spingono si sgambettano si incazzano e si abbracciano come bambini.