Il fuggitivo sciocco

(miti d'oggi)

Qualche tempo fa guardavo distrattamente in tv Black Rain un film d´azione di maniera USA. Ecco una delle scene chiave, ricordo che era anche nel trailer: Michael Douglas improvvisamente irrompe correndo al centro di una strada, con un gigantesco TIR che gli solletica le calcagna. L´inseguimento è impari – senza nulla togliere a Michael Douglas, per carità, ma un TIR è un TIR – eppure dura parecchio, sempre con Douglas velocista al centro della strada e il musone del TIR che gli fiata sul collo.

Un attimo. Stop! Fermo immagine, luci in sala. Piccolo esperimento. Interrompo un istante solo la visione del film per porre una domanda agli spettatori: Che fareste, voi, se foste al posto di Michael?

Be´, questa è facile. Non mi dite che, tornati nella vostra inestimabile pelle, non vi tuffereste semplicemente sul marciapiede. Oltre a essere notoriamente il luogo più sicuro per un pedone, offre altri speciali gradi di libertà: fai una piroetta e inverti la rotta in un lampo, o sparisci nel primo vicolo, e ti saluto TIR! Sono troppo ingenuo? Non so. Buio, riprende la visione. Niente, qui Michael Douglas continua a correre in mezzo alla strada. Spostati, Mike, perdio! Macché, sembra andare su una rotaia.

Quante volte abbiamo visto questo tipo di scena? Me ne ricordo a dozzine. Inseguita da mezzi d´ogni foggia, elicotteri e tank compresi, gente apparentemente normale continua a correre al centro esatto della strada o dello spazio più aperto, dov´è il massimo pericolo. Perché? Perché ha tanto successo tra sceneggiatori e pubblico? Che cosa c´è sotto questa fascinazione assurda?

Certo, lo sappiamo: questi fuggitivi che perdurano al centro della strada sono tutti la stessa cosa: sono la Fuga stessa, la Paura, l´Angoscia. I vecchi orsi ammaestrati per suggerire emozioni allo spettatore. Ma che sia più di un suggerimento: e dunque passino il paradosso e la deformazione di logiche elementari.

Siamo però solo al primo gradino di una spiegazione: la natura del messaggio e il mezzo per mandarlo a segno. Saliamo. Un gradino più su spariscono fuggitivo e fuga: c´è solo un uomo che corre verso una macchina da presa. Intorno c´è una troupe variamente intenta, due runner si sono appena allontanati per rimediare i panini per il pranzo. Saliamo ancora un gradino: siamo in una ricca industria cinematografica e il suo spiegamento di mezzi, i suoi contratti e le sue finanze, i sogni e le parole delle persone che ci lavorano, gli stipendi, la qualità della vita, i ritmi delle città e delle campagne dove costoro vivono e le cose che fanno e le persone che amano. Eccone là alcune, in un cinema di periferia, a vedere Michael Douglas che corre davanti al TIR; lui, strizzato dal climax, le serra la mano senza accorgersene. E ci s´innalza sempre più, il campo di vista si allarga, s´inquadrano ora tutti gli Stati Uniti, ecco, vengono a fuoco anche Europa e Asia, con l´acqua degli oceani e dei fiumi con i pesci gli animali e le infinite bocche che bevono e mangiano e le montagne di unghie tagliate di capelli perduti di barbe fatte la mattina che fine mai fanno e pure i milioni di flaconi di detersivo vuoti e il cemento le case i suoni i colori le luci tantissime luci l´energia elettrica le vetrine i manifesti microfoni televisione radio reti aria. L´aria rimasta. Là, in un minuscolo angolino, ci sono anch´io che guardo Michael Douglas correre imperterrito davanti al TIR come un torero alla corrida. Io che racconto l´epopea del fuggitivo sciocco.

Il fuggitivo sciocco si offre come immagine illuminante. Mi è appena servita come uno degli infiniti possibili punti di partenza per stilizzare la complessità della coesistenza dell´uomo con l´uomo attraverso i simboli, e dell´uomo con l´ambiente attraverso le tecniche. Ma il fuggitivo sciocco è molto di più. E´ soprattutto la metafora della condizione essenziale dell´uomo prossimo: l´uomo contemporaneo d´Occidente, dove Occidente non è più alcun luogo ma una particolare declinazione del verbo desiderare. Questa condizione è lo spettacolo con ingresso a pagamento. Il carattere dominante della civiltà occidentale, rappreso a valle dello spegnimento delle ideologie, si può riassumere in una enorme congerie di spettacoli a pagamento, un megashow di fantasmi organizzati in base a criteri economici. L´Occidente è un Warner Village. Lo spettacolo ufficiale vi va avanti imperterrito ventiquattr´ore su ventiquattro, sette giorni su sette: la politica, il costume, le arti, la tecnologia, lo sport, il sesso, i rapporti sociali. Il grande pasto è interrotto frequentemente dai consigli per gli acquisti, un virus che tende a invadere e riempire ogni interstizio: strepito di cartelloni a ogni passo, cinque secondi di acque minerali e cibo per gatti mentre preparano un calcio di punizione, interi mezzi pubblici serigrafati come tetrapak del latte, palazzi del centro in restauro trasformati in extra-poster. Spot nelle telefonate private. L´ad-virus è un anello indispensabile nell´ecosistema a doppio circolo dello show: lo spettacolo è formato sui bisogni indotti attraverso lo spettacolo stesso, mentre una parte di questi bisogni indotti muove quel consumo che deve provvedere i nuovi fondi per tenere in piedi lo spettacolo. Un meccanismo mirabilmente robusto e fatale. Il sistema nervoso di questo corpo uniforme – tv, radio e stampa – ha la pianta del modello broadcast, l´uno-a-molti, centralista e passivante.

Ecco il vero senso della metafora del fuggitivo sciocco, dunque: noi siamo Michael Douglas che corre davanti al TIR e non si sposta. Noi non svicoliamo, nonostante la palese idiozia di un rischio tanto testardo. Perché lo spettacolo vuole così. E la castrofe sembra non arrivare mai.

Così muta la nostra natura, contraria all´istinto di sopravvivenza e cullata dal sogno della tecnica che allontana tutti i mali. Il suo vizio non è l´artificiale, ma l´artificioso. Modellati da molti secoli di abitudine all´artificioso, ci sembrano naturali anche Ronald McDonald, il politically correct, gli studi di psicanalisi, gli ossidi di piombo e l´oblio delle stelle notturne. La più subdola frode moderna, la confusione tra storia e natura, si arricchisce di nuove mirabolanti frontiere e trova schiere di nuovi araldi.
Ma c´è ancora chi si adopera per ripartire dall´uomo.