Il silenzio impossibile

(daily life, media)

Questa marea di parole, concetti, forme, che l’uomo compatta in infiniti libri e video e altre opere, monta ormai a dismisura sotto la gravità della massa e si frange incessante sulla roccia del tempo. Cerca di eroderla, e intanto erode la nostra pazienza, e intanto sublima o corrompe lo spirito inducendolo a produrre altri concetti parole forme, ancora e ancora e ancora.

Ho la sensazione che ci sia qualcosa che non va in questa spirale esponenziale senza freni. Ciascuno per conto proprio. Ciascuno appresso alle sue necessità, ciascuno col suo sogno, cantava Vasco, e col suo sfogo come capita. Forse dovremmo ignorare di più e esercitare meglio silenzio e riflessione. Prendi quelle performance scellerate che cercano la fama mediatica per completarsi, come gli atti terroristici o i vandalismi narcisi: solo col silenzio si possono soffocare, e si dovrebbero soffocare. Prendi i guru pretaporter, prendi le sciocche macchinette rubasoldi del tormentone radio e del divo vuoto, fatti solo di repliche pagate: solo col silenzio si potrebbero moderare. Il silenzio è un antidoto al peggio dello spettacolo che abbiamo tutti i giorni davanti.

Invece i media non posso uscire dal circolo vizioso perché si sono fatti incastrare da un gioco economico usuraio. Così brandiscono il grande alibi, il cosiddetto “diritto all’informazione”, rovesciando una loro bassa necessità in un nostro bisogno vitale. I media non possono tirarsi fuori nemmeno quando diventano strumento del gioco disonesto di altri. Sono costretti a raccontare per sopravvivere, raccontare, parlare, ripetere, se serve inventare sulle falserighe note; e così facendo, sono condannati a servire il culto della banalità. Per loro tacere è una contraddizione, un paradosso. Tranne quando sono in gioco interessi contrari della Proprietà, ovviamente. Il che accade spesso e dimostra che tacere si può eccome.

Del resto, se un uomo che parla diventa sempre più misera cosa, figuriamoci che ridicola e invisibile nullità sta diventando un uomo in silenzio. Oppure, invertendo le polarità, che raro splendore possa dare.