Il terremoto delle false promesse

(daily life, miti d'oggi)

La gente d’Abruzzo è spaventata e addolorata. Come succede spesso in queste condizioni, è incazzata. Cerca i colpevoli della sventura. Accusa, domanda, grida.

E qui comincia il sentiero tortuoso e amaro dell’uomo che litiga coi fati. L’uomo che con l’inesperienza e l’avventatezza della sua mano sinistra chiama la sventura a colpire più duro, l’uomo che con il lume ordinatore della sua destra vorrebbe anticipare e rovesciare la frustata del caso. Quest”uomo che odia il caos massimamente quando dimentica di farne parte. Dov’è il soldato oscuro che lo schiaffeggia? Nessuno può capire da dove viene. E non è assolutamente un gioco. E non è un soldato.

Ci sono soggetti con nome cognome e conto in banca, certamente responsabili. Di materiali scadenti, progetti imbelli, violazioni gravi della legge, spensierati sconfinamenti nella strage presumibile. I turpi avvoltoi del lucro. Da colpire sempre, e comunque. Da annientare prima del terremoto, e come minimo dopo, se prima fosse sfuggito a qualcuno.

Ma dove arrivano precisamente i loro danni? Quale crepa fatale, quale solaio crollato va registrato fra le loro colpe, e quale no? Tranne per casi molto particolari, nessuno può dire sul serio di saperlo. Perché in realtà c’è una storia dietro ogni cosa, ogni pietra su cui posiamo piedi e case e strade e cingoli. C’è una somma di infinitesime tensioni e accumuli di energia nella materia, tutte nascoste, tutte fatue e imprendibili come spiriti. Processi lentissimi e oscuri. Milioni di anni di cigolii e sbotti. Pochi segnali esterni che restano confusi: da interpretare, da indovinare. Il radon è ondivago. Lo sciame nebuloso. Qui si stende la larga terra di nessuno tra lo scienziato il veggente il truffatore.

Si sta discutendo troppo sulla prevedibilità del terremoto. Se ne fa un argomento politico. Persino Travaglio si tiene vivo il dubbio, pronto sul tavolo. Quel Giuliani aveva detto. Cosa aveva detto? Che forse, che probabilmente, magari, qui o là poteva succedere qualcosa di grosso? Certo, lo pensavo anch’io. Lo pensano in molti. Come è distinguibile questo vaticinio da quello di un cartomante, di un àugure che legge le viscere, se non c’è modo di tradurlo in un vantaggio sicuro? La scienza non è fatta a posteriori.

Una previsione precisa impossibile, eppure pretesa a furor di popolo. Perché?

E’ una trappola auto-inflitta. Una voragine mascherata con fogliame e teli mimetici per poi caderci dentro. Sopra questa voragine fluttua il segno fluorescente del declino di una cultura intera. Vedo le tende bianche frammiste ai palazzi semidiruti sulle piazze de L’Aquila, vedo le opere dell’uomo incastrate in quelle di natura, vedo ogni ipotesi, ogni teoria, ogni azione e strumento nuovi presi e gettati nel mondo a fare il loro piccolo mestiere, come capita, dove capita. Vedo una seconda storia aggiungersi alla prima, storia dei nostri piccoli traffici ed escandescenze colossali, una seconda somma incalcolabile a complicare quella. Un gran casino, moltiplicato infinite volte, senza controllo. Tutto il modo di fare di quest’uomo volenteroso e scriteriato parla di una cosa sola: cecità. Quindi catastrofe. Qualcuna cercata. Qualcuna no. Ma è impossibile ormai distinguere, come è impossibile sapere tutto ciò che si è sommato.

Anzi insiste un desiderio patetico, per non dire una ipocrisia collettiva mirata, a evitare ancora l’argomento. A dirottare lo sguardo su obiettivo salvifici. La scienza, in primis. Tanto per ingarbugliare definitivamente  il discorso.

La scienza è salvatrice. E’ chiara, è netta, è senza dubbi: così abbiamo imparato. E tutto è scienza ormai, giusto? C’è una scienza per ogni cosa, leggete i programmi delle università. Alla scienza cosa si richiede? L’esattezza di una vita migliore. Alla scienza si richiede, essenzialmente, di saper prevedere il futuro. La scienza che sa spedire una sonda su Saturno e predire che velocità e posizione avrà dopo sette anni, sa prevedere il futuro. Allora con tutta questa scienza come mai ci troviamo regolarmente col piede nella fossa – una crisi qui, un terremoto là  – senza averci capito niente?

Bene, vorrei tanto che la smettessero di chiamare tutto scienza.  Soprattutto che la smettessero di chiamare scienza quello che solo le assomiglia nei gesti, quello che è solo un metodo diligente, una ricerca puntigliosa. E’ dannatamente irritante. E pericoloso. La scienza reale, quella che sa prevedere, è minuscola. L’ignoranza invece è immensa. Dovrebbero smetterla, in ogni ordine e grado, di fare questa pubblicità ingannevole. Se la pubblicità inganna, la delusione è certa. Chi è stato? urla il bambino tradito. Lo schiaffo è spuntato dal nulla. Lo schiaffo del caso è orfano per noi, non ha né padre né madre. Va riconosciuto come tale, e incassato come si può. Il punto è separare questo pegno dovuto alla natura, dai debiti della canaglia criminale. Il punto è approfittare dell’occasione per imparare a vivere meglio insieme. Per imparare ad aiutarsi e amarsi l’un l’altro un po’ di più.

Mio fratello è morto, voglio sapere chi è il colpevole!, ripeteva stasera una ragazza ad Annozero. Per lei ho scritto: il mio cuore le dava ragione e compassione e ancor più gliene voleva dare sapendo, come sapevo, che quella risposta chiara e tonda non l’avrà mai.