Imperfetto tempestoso

(daily life, linguaggio)

A strascico dell’uragano Xynthià viene non solo la devastazione delle coste ma anche quella più dolce e tarlata del cliché.

I telegiornali non fanno che parlare della tempesta perfetta. Una colorita espressione che immancabilmente mi irrita. Perché?
Prima di tutto perché dentro di me una voce incontrollabile si leva contro di lei a dire: ma come si fa a chiamare perfetta una disgrazia, un evento sommamente distruttivo, scioccante, omicida? Sento puzza di stupidità, di cose dette a pappagallo senza l’ombra di un pensiero, di un granosalis.
E poi ci sento dietro un secondo odore sgradevole: quello vinilico delle formulette iperboliche da media highlighter, gli evidenziatori piazzati lì come un dito nel nostro orecchio. Avete presente il rumore esageratissimo del liquido spillato nelle pubblicità dell’acqua minerale o della birra? Gloglogloglofssss. Cose del genere.

Mi sono incuriosito. Sapevo che la frase originale è l’inglese perfect storm, ma volevo vedere come fosse nata, e poi finita così condita nei nostri piatti. Allora ho fatto una piccola ricerca.

Sembra che il suo primo uso sia in un romanzo di Thackeray, dove però si dice «perfect storm of sympathy»: niente a che vedere con i flagelli, qui perfect suona bene. La nostra versione è figlia del giornalista Sebastian Junger che nel 1997 la rieditò per il suo libro The Perfect Storm sull’affondamento vero del peschereccio Andrea Gail in una terribile tempesta del 91, donde il noto film con Clooney. Questa tempesta era “perfetta” in quanto secondo l’autore s’era dato un più unico che raro convegno di circostanze atmosferiche per scatenare al massimo fortunale a memoria d’uomo. La fanfara di Hollywood ha poi divulgato alla propria maniera.

Junger, col suo motto, fu smentito dai meteorologi; ma quando il titolo è azzeccato non c’è niente da fare. Ed arriviamo dritti dritti ai nostri giornalisti, a testa bassa a riempirsi la bocca con la loro tempesta perfetta, anche se perfetta non è in alcun modo pensabile. Quanto a me, mi sento un pochino più contento perché ho scoperto che qualcuno in America ha inserito persino l’originale perfect storm nella lista di espressioni perfettamente evitabili.