Johnny Led

(daily life)

Torno a sera nel mio nido pieno di lucciole, un presepe di led verdi e rossi.
Qualche messaggio aspetta in penombra, il monitor è in standby. Al muro solo due finestre col cielo viola dentro come grandi quadri viventi.
Lo sguardo vola libero sopra migliaia di teste e di antenne fino in fondo, al verde cupo.
Sul divano e sul parquet numeri a caso del Sole24ore e del Manifesto, di Novella2000 e di Scientific American, di Wired e della Settimana Enigmistica, de Lo Straniero e di GQ.
Libri e dischi e file, tanti. Ma niente foto ricordo, no, non ne voglio più. Vi porto tutti dentro di me, non senza fatica. Il futuro è una stupida illusione ottica. La memoria è la sostanza, il futuro è la sua forma riflessa, distorta.

Vi ho visto, vi ho sentito. Non potete raccontarmi balle. Conosco i guardaroba, il trucco, le maschere. Conosco le vostre debolezze, le vostre miserie.
Io vi guardo dritto nel cuore. E nulla sarà usato contro di voi.

Abbandonati gli apostrofi e gli apostoli, lideologo si presenta semplice e nudo su una barca digitale colorata, da solo.

Porta con sé una bisaccia.

Una parte che non si spiega. Qui non arrischiate domande sciocche. E´ della sostanza della poesia, della pazzia, dei sacramenti, del profumo. Chiamatela come volete, se proprio volete – ma qui le parole restano fuori dalla porta. Tanto alla fine le parole perdono sempre. Alla fine i confini tra le cose si dissolvono, ed è sempre meglio stare pronti a questo momento.

Una persona che si spiega: prima singolare, nella fattispecie. Lo zero collettivo. Uno che non ha bisogno di fogne a cielo aperto dove scaricare quellocheglipassaperlatesta. Qui si trova il distillato della riflessione di un essere umano che vive in pieno il suo tempo, e per questo trasporta lo sguardo di N altri attraverso di sé. Quello che esce è un elisir, un aqua vitae.

Perfettamente contemporaneo. Hi-tech et passio, numeri e icone. Aggiornamenti apparentemente irregolari nel tempo, nella forma, nel tema. Ma legati e mossi da un’identica intenzione.

Abbiamo buone idee. Ma non siamo macchine per produrre idee: sono le nostre idee che producono le macchine.икони