La filosofia del Corriere

(miti d'oggi, politica)

Felice Cavallaro stasera ad Annozero ha “spiegato” perché dopo 17 anni è stata pubblicata la biforcuta foto della cena fra Di Pietro e Contrada et al.

Dice Cavallaro due cose, col massimo candore.

1 «La filosofia del Corriere è quella di pubblicare le notizie quando ci sono».

2 «Di quella foto si potrebbero dare interpretazioni perfide. Noi l’abbiamo pubblicata perchè ognuno potesse farsi una sua idea».

La prima lama solleva il pelo: allarga a piacere la definizione di ciò che è “notizia”. Così chi campa di notizie può campare a piacere. La versione cavallaresca di “notizia” potrebbe includere qualsiasi cosa, mantenendo immacolato il dovere morale verso di essa. Rappresenta al meglio la mistica odierna del “tutto è informazione” che sostiene ogni aberrazione del giornalismo, proprio come il dogma “il voto è tutto” sostiene ogni aberrazione della politica (cfr. qui il mandato degli elettori).

La seconda lama, che taglia il pelo, è la sempre doverosa consegna della “notizia” al popolo, con lavacro delle mani: il mito del diritto all’informazione. Ma io davvero non riesco a capire come il libero pettegolezzo su una foto, ritagliata contro il complicatissimo sfondo delle trame reali e presunte di allora, possa essere di qualche utilità alla società civile. Il bello è che lo stesso Cavallaro, massimo esperto di quelle trame, confessa di non sapere se quella foto ha un segreto e quale. Siamo una società infondata sull’opinione casual.

Qualcuno insinuerà che il Corriere l’ha fatto per dare un buon argomento a Di Pietro, che ora ha un altro ottimo esempio di macchinazione artificiosa ai suoi danni contro cui puntare il dito, e può acquistaren simpatia popolare. Per me la bottom line è un’altra: l’opinione incontrollata diffusa, che statisticamente dà somma zero, è la migliore garanzia di permanenza nello status quo.