La Libertà del Popolo della Libertà

(daily life, politica, pubblicità)

libertaQuando si parla di Popolo della Libertà, come prima di Casa della Libertà, nei discorsi di ogni genere, dalla normale chiacchiera tra amici alle discussioni pubbliche tra i politologi, c’è sempre all’opera un livello cognitivo in cui il semplice ripetere la formula già costruisce un nuovo concetto di libertà che prende il posto della precedente versione e lo dà per valore assodato. E’ un vero background update: quando il software si aggiorna da solo senza darlo a vedere, e un bel giorno ti accorgi che non funziona più niente.

Ovviamente è una Libertà asservita a uno slogan di partito, vincolata a un marchio di parte: consunta, svuotata, abbattuta e vilipesa, già annullata, di seconda mano, già a disposizione di altri marchi e altre significazioni. Alla perfezione figurerebbe tra i miti d’oggi di Roland Barthes. Se la Libertà è quella della CdL e del PdL, allora siamo spacciati. E tuttavia, quale altra Libertà quando tutti parlano di quella?

Sta succedendo alla Libertà esattamente quello che è accaduto al grido “Forza Italia!”. Lo spontaneo universale è stato rubato al popolo italiano per farne un altro marchio. E’ stato colonizzato abusivamente con la ripetizione pagata. Il condizionamento industriale della pubblicità ha sempre successo perché è una pura questione meccanica: adesso ogni volta che gridi o scrivi “Forza Italia”, anche con le migliori intenzioni, allo stesso tempo stai rinforzando un marchio, che tu lo voglia o no. Infatti non puoi più non associare le due cose. E questo è un vero, profondo furto: forse il furto più capitale che si possa subire dopo quello della vita. Ci vorrebbe una class action e un nuovo reato di violazione di proprietà di un bene comune.

Una bella prova del nove del furto si ebbe quando Forza Italia stessa ne rimase vittima. Al momento di gridare il tradizionale “Forza Italia!” si è accorta del circolo vizioso ed è stata costretta alla caricatura di scrivere sui muri “Italia, forza”, facendo sbellicare tutto il Paese.

È questa capacità di colonizzare gli strati bassi della cultura popolare e i suoi luoghi comuni – una capacità di sola faccia tosta, non certo di tecniche sopraffine – che contraddistingue negativamente il berlusconismo e lo stile degli altri servi del marketing di ogni ordine e grado. Il loro spogliare e depredare le idee comuni senza alcuna paura, anzi con l’entusiasmo dei progressisti, farà sempre un pessimo servizio al consorzio umano.