La piccola penitenza quotidiana

(daily life)

Questa mattina ho passato una mezzoretta con le mani nell’immondezza.

No, non era una pratica penitenziale. O forse sì, a pensarci meglio: una espiazione culturale. Del resto non vi confesserei questo momento di riflessione litteraria (da litter, spazzatura) se non lo sentissi intimamente collegato alla pulsazione della vita civile.

L’AMA di Roma sta facendo finalmente un esperimento serio con la raccolta differenziata. Sono arrivati da qualche mese al municipio IV dove vivo, e così per la prima volta ho potuto provare cosa vuol dire davvero vivere separando i rifiuti. Non in teoria, e nemmeno a frammenti.

Devo dire che quelli dell’AMA stavolta hanno fatto le cose proprio a mestiere;  quando si possono fare dei complimenti, tra lamentele innumeri e logoranti, l’occasione non mi sfugge. Un giorno ho trovato davanti la porta di casa una specie di pacco regalo. C’era un depliant informativo ineccepibile, di ottima qualità grafica – una rarità – che spiega con grande chiarezza come comportarsi. Tra le altre cose, per ciascun tipo di avanzo dice dove buttarlo correttamente, tra umido, plastica/vetro, carta,  indifferenziata, rifiuti speciali: una questione essenziale che in tanti anni di chiacchiere sul riciclaggio non mi aveva ancora trovato risposta (sul sito dell’Ama, anche lui assai rischiarato, c’è una semplice app dove scrivi la cosa e ti dice dove). C’era poi, davanti alla mia porta, una piccola pattumiera tutta forata, con un set di buste di carta: questo per la frazione organica, da tenere in loco areato di casa. Per raccogliere organica e indifferenziata hanno assunto nuovo personale e piazzato per le strade dei mezzi che punteggiano il quartiere e si spostano da un punto all’altro secondo una precisa mappa oraria riportata sul depliant, in modo che dalle 5.30 alle 10.30 di ogni mattina sai sempre dove andare a portare le buste. A proposito: le loro buste di carta, meraviglia delle meraviglie, dopo tre giorni di marciume non si rompono. Ora per ognuna che porti piena l’addetto te ne dà in cambio una vuota in mater-bi, così sei sempre rifornito ma non puoi farne facile incetta per scopi laterali.

Ecco, imporre ai cittadini di consegnare le buste a una persona, invece che a un cassonetto, è una mossa geniale che non mi aspettavo assolutamente. Lo devi fare per forza: il cassonetto è stato rimosso. E’ geniale perché prima di tutto recupera un rapporto umano da una misera meccanica di scatolotti, andando controcorrente nell’epoca in cui dappertutto fa fico sostituire i rapporti umani con sordi automatismi, per non dire licenziare i lavoratori. Con l’operatore puoi parlare, gli puoi chiedere come va la raccolta, cosa devi fare se qualcosa non ti torna, e se ti senti solo puoi pure commentare la partita o il salvataggio dei minatori cileni. Seconda ragione: la presenza fisica di un assistente-controllore è indispensabile nel processo di educazione dei cittadini alla differenziazione, che sarà lento e difficile a giudicare da quanta monnezza mixata old-style lasciano sul marciapiedi a notte fonda, quando gli addetti non ci sono. In totale: il costo aggiuntivo è giustificato dai nuovi posti di lavoro, e i posti di lavoro dalla loro funzione sociale e tecnica.

Ma la cosa più incredibile di tutte, per me, è stato che separando per la prima volta gli scarti di cibo da una parte, la plastica il metallo e il vetro da un’altra, e la carta da una terza, mi sono accorto che non mi resta più quasi nulla. L’indifferenziata, l’immondezza dura a morire, quella delle guerre per i funesti inceneritori alias termovalorizzatori, quella che in cronaca comincia a farci penare sul serio, è sparita quasi completamente. Non l’avrei mai immaginato se non l’avessi provato. Con sollievo questo mi ha reso più che mai tangibile e plausibile la strategia Rifiuti Zero, portata avanti da alcuni comuni virtuosi italiani, dal gruppo di Beppe Grillo, e da molti progressisti di tutto il mondo industrializzato. Evidentemente non è affatto un’utopia. Certo è che nella resistenza delle cattive abitudini di chi vedo continuare a fregarsene, a buttare tutto insieme, a lasciarlo a mucchi accanto al marciapiede, magari lamentandosi che gli hanno tolto il caro cassonetto verde, mi accorgo più che mai che la responsabilità verso la comunità locale e l’azione collettiva sono le chiavi indispensabili per far funzionare questo marchingegno potenzialmente magico. Perciò, ai volenterosi toccherà convincere i menefreghisti porta a porta, altrimenti perdono tutti.

Perché è difficile passare alla differenziata seria? Perché devi dedicarci più tempo e più attenzione, quando eri abituato a frullare tutto in un sacco e dimenticare subito. Adesso sei costretto a mettere la testa nella tua spazzatura, a sporcarti un po’ le mani, a respirare un po’ di puzza, e forse ancor peggio a guardare bene in faccia  quello che consumi e quello che sprechi. Questa è la vera penitenza dell’uomo bianco. E’ tutta qui, ma i suoi peccati non saranno perdonati senza.