La realtà a pezzi

(daily life)

http://farm1.static.flickr.com/103/269052657_c1061a7752.jpgStavo guardando una puntata di Report sul problema dei derivati di credito. Sono strumenti finanziari molto sofisticati, quelli delle ultime generazioni di distruzione di massa, che le banche usano per turlupinare liberamente, beninteso ad altissimo livello, una gran quantità di soggetti tra cui molti enti locali italiani. Cioè di nuovo noi cittadini, tramite nostri amministratori d’azzardo. I due istituti che ricorrevano dalla parte dei cattivi erano Unicredit e BNL. Il solito sangue amaro, ma almeno l’informazione per stare accorti. Poi arriva l’inevitabile pausa pubblicitaria e cosa ti vedo? Uno spot della BNL. Ma come??

Ecco cosa voglio dire quando ripeto che il nostro mondo è fatto di pezzi scoordinati. (Ne ho parlato ad esempio in Homo interruptus su lideologo.) Con la propria mission, coi propri obiettivi, ognuno se va per conto suo. Come se avere una mission e degli obiettivi bastasse di per sé ad avere un senso al mondo. Ricordate i vecchi alibi passepartout? «Io faccio il mio lavoro.» «Io eseguivo degli ordini.» E’ proprio questo. Così fanno amministrazioni, aziende, dipartimenti nella stessa azienda, enti morali, manager, ricercatori, giornalisti, filosofi, delinquenti e benefattori. A tutti i livelli.

Persino le persone sono divise internamente tra ruoli separati. Un altro esempio di questi giorni. Avrete sentito che uno psichiatra ha denunciato un paziente che gli aveva confidato di molestare le sue nipotine. Nel successivo dibattito sulla violazione del segreto professionale, ho sentito alla radio un esponente della Società italiana di psichiatria dire: sì, c’è il codice dentologico di categoria, però poi c’è la morale personale dello psichiatra.
Ma che senso ha separare due morali per un solo individuo? E’ un’astrazione irreale, un vicolo cieco. Che l’adoperino pure gli psichiatri, sistematicamente, è inquietante. A loro almeno non dovrebbe sfuggire questa forma di schizofrenia.

Insomma c’è qualcosa che non quadra proprio. Ormai è evidente che il gran puzzle è senza soggetto, e che c’è spazio e necessità per un coordinamento di livello superiore. Siamo all’inizio, abbiamo appena cominciato a percepirne il battito. Il social networking darà sicuramente una mano, nonostante in prima apparenza sembri aumentare la frammentazione; però prima di tutto manca il pensiero, la visione che coordina. Una metafisica adatta, un criterio per rimettere i pezzi insieme. A questo lavoriamo.