La società come film digitale

(politica)

L´individuo contemporaneo nasce con il walkman.

Quando portai a casa il mio primo walkman avevo dodici anni, e fu una scossa tellurica. I miei genitori, visibilmente sotto shock, ebbero una violentissima reazione di rifiuto. Disprezzavano quell´oggetto. Disprezzavano chi lo usava. Questa gente senza senso, disse mio padre, annaspando. Con quelle cuffiette in testa, un marchio di infamia. Cercarono di sostenere queste tesi con un free climbing moralistico su argomenti palesemente assurdi. Per me allora la loro reazione era semplicemente incomprensibile. Io volevo solo sentire musica in quel nuovo delizioso modo, delizioso e comodo, e mio. Che c´era di male?

Oggi posso ricostruire il sottotesto di quella rabbia. Ai loro occhi le cuffiette manifestavano l´introduzione di un germe repellente nella loro cultura tradizionale, di un alieno. Cresciuti a cavallo dell’ultima guerra, appartenevano all´era e alla cultura in cui quasi tutto si faceva ancora in condivisione, socialmente. A paragone degli scenari da famiglia allargata col nonno a capotavola, della televisione unica condominiale davanti alla quale si stava tutti insieme a guardare e commentare Canzonissima, o perfino rispetto alla tv (unica) di famiglia, punto di aggregazione sicuro, la cuffia personale era chiaramente un´oscena, insana frattura dell´armonia. Cominciava la deriva degli individui solisti e sordi che oggi è in piena fioritura.

Ora, quello che qui mi interessa non è il primato dell´individuo, ormai la più banale e ipocrita libertà, bensì come e dove questo individuo si articola agli altri e alle istituzioni, e come da questa articolazione nascono o possono nascere nuove istituzioni di sostanza del tutto inedita. In definitiva, come la società cambia faccia e funzionamento. Mi interessano dunque cose come queste:

Cosa distingue i concetti universali dalla alta incidenza statistica, e come possiamo sfruttare questa distinzione? Come si applicano alla società una termodinamica, che studia e descrive il sistema nel suo complesso, e una teoria corpuscolare del calore, che segue i singoli individui uno a uno? C´è una nuova alleanza possibile, per dirla in altro modo, tra culture molare e molecolare di cui parla Pierre Levy?

Una differenza che c’è tra ieri e oggi, è che oggi ho a disposizione una potenza di calcolo e di comunicazione tale da rappresentare e studiare i dettagli di una massa enorme di individui, praticamente uno per uno. Se alla Pixar riescono a realizzare Toy Story 2, pixel per pixel, poligono per poligono, forse non è impossibile pensare di dare lineamenti e coordinate ai (bi)sogni di ciascuno in un quadro di senso comune. Forse non è impossibile dare all´interazione di milioni di persone – in piazza, al lavoro, via tv, via rete, tra loro e con ben fatte macchine – un significato riconoscibile e integrato in uno spazio dove ‘libertà’ e ‘politica’ abbiano entrambe un senso più chiaro, uno spazio che si svolge come un film di ultima generazione, per metà digitale, per metà fisico.