Lettera a Silvio da sotto un albero

(daily life, politica)

Ciao Silvio,

ti do del tu perché so che ti fa piacere…  Senti ho due cose da dirti in tutta sincerità.

La prima è che tutte queste tue storie e storielle di scorrerie con giovani figliole, di festini e festoni, di avances, motti di spirito, dolcetti e scherzetti, di umiliazioni che a volte ti scappa di infliggere a questo o a quello mentre giochi, non mi hanno mai stupito né smosso di un millimetro. Ogni volta tanti cadono dalle nuvole con la bocca tonda, ooh!, anche ormai tanti tuoi amici colleghi e fan si atteggiano a indignati come se avessero ricevuto chissà quale rivelazione, così all’improvviso, dopo tutti questi anni che ti conoscono. Ma perché mai? Tutto quello che fai e che dici è sempre stato di una coerenza immacolata, in tutti questi anni. Sei stato coerente perfino con ciò che eri prima del ‘94. Hai la tua integrità, lineare al 100%. Quindi sei perfettamente prevedibile. Ed essendo del tutto prevedibile, in teoria non saresti per nulla pericoloso. Anzi penso che le tue intenzioni, sul tuo schermo interiore, ti appaiano oneste, chiare, o per lo meno di quell’acume a cui si perdona tutto. Dev’essere per questo che un bel po’ di gente, non incapace di intendere e di volere, crede insieme a te che le tue intenzioni siano oneste e chiare e acute.

La seconda cosa che ti voglio dire è che dalla mia posizione, qui dove mi vedi, sotto un albero, mi interessano pochissimo le tue questioni legali. Non saprei dire se e come hai violato la legge, se e come hai concusso o corrotto o malversato o chissà cos’altro, non ho informazioni sufficienti, non ho prove. Perciò non posso pronunciarmi, perché apparirei semplicemente pregiudiziale, e so troppo bene che coi pregiudizi si fanno pochi metri e si cade sotto uno coi pregiudizi più duri dei tuoi. Io sono solo un povero guaglione mortale che ha una testa limitata, una conoscenza limitata, e da queste poche basi deve spremere il succo per prendere buone decisioni per il futuro.

Perché allora le tue beghe giudiziarie e il tuo contegno non mi fanno né caldo né freddo, mi sono lontani, sono tra gli ultimi dei miei pensieri? Perché c’è qualcosa d’altro che sta a monte di tutto questo, degli scherzi e dei processi, delle offese e dei legittimi impedimenti. C’è una violazione primaria a monte di tutto, senza la quale non staremmo qui a rimirarci in questi specchietti per le allodole, non saremmo qui a perdere il nostro tempo migliore a discutere su falsi problemi, e non saremmo nel contorto, putrido stato dei fatti in cui ci troviamo. E’ su quella violazione a monte che bisogna lavorare, non si ottiene nulla ad accanirsi sui derivati.

Hai presente come funziona coi discorsi sulla libertà? Tu dici a me che sono libero perché lavoro, guadagno e posso comprarmi le cose che mi piacciono, comodità. Io dico a te che il mio lavoro è duro e malpagato, ci arrivo dopo ore di traffico insano, il mio capo mi uccide un po’ ogni giorno, e quando torno a casa dopo altri labirinti fumosi mi addormento davanti a una televisione vuota, come un moribondo. Tu mi parli del PIL che cresce, e pure poco; io ti parlo della felicità che svanisce, in fretta. Potremmo continuare all’infinito a rimpallarci dettagli pro e contro senza incontrarci mai, come fanno quegli sportivi nei talkshow. Il motivo è a monte: a monte, la parola libertà per noi due significa cose diverse, se non opposte. E non siamo capaci di dircelo apertamente. Oppure non lo facciamo credendo che non ci convenga. Così ognuno usa la parola libertà per seguitare il suo monologo, sperando sotto sotto che la catastrofe sia rimandata il più possibile.

La violazione a monte, Silvio, non è giuridica, e nemmeno morale. La questione è antropologica. Tu sei l’uomo sbagliato al posto sbagliato nell’epoca sbagliata. Già c’è molto che non va nella concentrazione di tutti quei soldi e tutto quel potere che hai, ma da quando hanno permesso che a questo si aggiungesse pure il governo della cosa pubblica abbiamo toccato il fondo.

Sì, sì lo so cosa stanno dicendo tutti adesso, anche i poveracci che sognano sotto la tua lucidissima scarpa. Ma lui se li è guadagnati quei soldi!, è stato bravo, si è fatto dal nulla. E poi dà lavoro a un sacco di gente, di padri e madri di famiglia. Il grande uomo d’affari – ripetono a pappagallo una lezione che nemmeno sanno da dove venga – è un nostro campione. Quindi va onorato e riverito.

Il fatto è, Silvio, che questo non è più vero. Non sono più questi gli esempi di cui abbiamo bisogno. Il mondo è cambiato, ha scoperto le gengive e le carie, i guasti causate da quelli come te. Sappiamo troppe cose ormai, e non si torna indietro. Sappiamo che si può trasformare la materia in energia, ma sappiamo dalla fisica che una parte di questa energia si degrada, si disperde, svanisce nell’aria e non possiamo più riutilizzarla. Materia, energia, dispersione, scarto. Ogni processo produttivo distrugge per sempre un po’ di materia e di energia che non torneranno più. Sappiamo che nel vasel picciolo dove stiamo tutti insieme la materia a disposizione per giocare è un tot, e dato che quelli come te la distruggono allegramente senza sosta, presto o tardi finirà. Specie se pensi che ad aver bisogno di alimenti, materia, energia, siamo sempre di più, di più, di più.

E’ termodinamica, Silvio, non si scappa. Sono regole di natura che valgono non solo nei laboratori o nella ionosfera o nelle nebulose cosmiche. Valgono qui sotto quest’albero, valgono nell’orto, valgono nella fabbrica, valgono nello studio del commercialista, valgono nel call center, valgono nella sala server refrigerata a suon di kilowatt, valgono per il ministro e valgono per l’ultimo portaborse, valgono naturalmente in Parlamento. E’ questo il mondo in cui viviamo noi, Silvio, ed è lo stesso stagno dove vivi tu e peschi troppi pesci. In questo mondo unico e limitato, chiunque abbia nelle sue disponibilità tantissimo denaro e risorse ce l’ha perché le ha sottratte agli altri. E’ termodinamica, Silvio, non si scappa. Nulla si crea dal nulla. Gli economisti che ci stanno portando alla rovina da un secolo ci hanno fatto credere che fosse possibile, che si potesse vivere bene di ingordigia e arrivismo, ma era solo una realtà virtuale immersiva, un trompe l’oeil dipinto sul paravento del potere. Era illusionismo, la madre di tutte le speculazioni e di tutte le bolle, una pura e semplice menzogna. Ora è scoperto il trucco. Ora siamo nel disinganno. Uno smisurato arricchimento è reso possibile solo da uno smisurato impoverimento altrui. E per succhiare a sé ricchezze così enormi si deve essere implacabili e imperiosi, chi lo sa meglio di te, si deve essere capaci di schiacciare e distruggere con protervia, con indifferenza, con un certo grado di inumanità. Niente filantropia, figuriamoci, niente discussioni, niente compassione, per anni, per decenni di divorazione continua. Sono pochi quelli che ci riescono, e sono come degli alieni tra gli uomini normali che vivono anche di cooperazione e compassione, sono alieni totalmente devoti alla propria mission. Tu ce l’hai fatta. Bravo.

Ma tu altro esempio non ci sai dare se l’unico gioco che hai giocato tutta la vita, quello dell’economia capitalista di vecchia razza che ha impoverito e depredato e portato questo unico mondo sulla soglia della disfatta totale. L’etica della tura razza parla solo di competizione aggressiva e massimo arraffo, di saccheggio e di dismisura, e soprattutto dell’appropriazione indebita di materia ed energia, di beni e di parole che erano di tutti e a un certo punto diventano proprietà di uno solo. Ricordo un caso emblematico: il nome del tuo primo partito, Forza Italia, un grido rubato alla bocca della gente e colonizzato senza complimenti. E’ questo il modo di fare di voi alieni. Tutto il resto, le prepotenze e le grossolanità, i denti luccicanti in pubblico e digrignati fuori onda, i lazzi offensivi, i modi da überparvenu, le simpaticherie terra terra, le politica delle televendite, il machismo, le mortificazioni scherzose e gli sfoggi di immoralità, non hanno niente di sorprendente come dicevo: sono parte integrante di quella subcultura che per sua indole disprezza e sfrutta i deboli, che siano le donne o i gay o quello che capita sottomano. Niente di ideologico, certo, ci mancherebbe! A chi serve l’ideologia? Non certo a chi ha così tanto denaro e potere. Chi ha così tanto denaro e potere è un generatore automatico di servi, di yesmen per i quali tutto quello che dici è splendido e infallibile, da difendere a spada tratta. E tu sei infatti il più grande generatore di servi che si sia mai visto da queste parti, un esercito di galoppini di ogni risma e professione curano i tuoi interessi e raccontano le tue favole come tu stesso meglio non faresti, moltiplicando le immagini del master in un labirinto di specchi tendenzialmente totalitario, come è ovviamente il pensiero di ogni grande uomo d’affari. La tua razza è così, chi la conosce non può cadere dalle nuvole. Infatti ci tengo a ribadire che la colpa non è tua, tu sei prevedibile, tu fai solo il tuo mestiere – come dicevano anche i nazisti a Norimberga. No, i veri responsabili di questa situazione contorta e putrida sono quei politici noti a tutti che dal 94 in poi hanno consentito e riconsentito e riconsentito che tu andassi a fare il tuo mestiere là dove mai e poi mai avresti potuto né dovuto: a sulla nostra testa, a gestire la cosa pubblica. Servi anche loro insieme agli altri. Servi per calcolo, è chiaro, ma sono stati un po’ ingenui e ora scoprono di aver fatto male i loro calcoli.

Insomma Silvio, la questione è antropologica perché dalla tua razza non possiamo più farci guidare. E questo è tutto quel che c’è da sapere per prendere le decisioni giuste. Perciò non mi interessa cosa c’è dietro le tue quinte e chi c’è sotto la scrivania.

D’ora in avanti ci incamminiamo in un mondo in cui, per amore o per forza, si gioirà o si soffrirà insieme. Le frontiere non si chiuderanno più. La fame non se ne starà confinata in un posto lontano, la fame verrà a trovarci qui. Sarà il mondo dell’ambiente a repentaglio, del petrolio e dell’uranio che finiscono, dei cereali costosi, del lavoro volatile, di una riorganizzazione generale. In questo mondo non ci serve l’esempio del campione arraffone, Silvio: ci affretta solo lo sbaraglio. Non ci serve più l’esempio del maschio alfa, della belva più feroce che fa il bottino più grosso. Quelli della tua razza blaterano di meritocrazia e di selezione del più forte, ma guarda che la meritocrazia non c’entra nulla con Darwin: le leggi di mutazione e sopravvivenza si applicano alla natura, non agli ordinamenti inventati dagli uomini. Troppo comodo! Noi non siamo natura, non lo siamo più da un bel pezzo, e anche per colpa di quelli come te. Da noi, quelli come te consumano le risorse più velocemente, fanno esplodere le differenze, pungolano i conflitti sociali e generano il famoso “clima di odio” con la loro aggressività ferina, e ci trascinano indietro, indietro, verso guerre arcaiche per il cibo e la terra. Vogliamo ricominciare da capo? E’ una possibilità concreta. Ma mi sa proprio che ci conviene di più seguire strade di compassione e cooperazione, che ci conviene di più seguire il percorso dell’uomo, con le sue difficoltà, piuttosto che quello della bestia. E la tua pedina, Silvio, purtroppo è sul tracciato della bestia.