Marzoolander

(daily life, media)

MarzoolanderL’altra sera ho visto Ammanniti, appena Stregato, nelle mani di Marzullo in un’intervista in campo aperto. Da una parte lo scrittore, molto infastidito, a disagio, instabile sulla sedia, senza poterlo nascondere, fino alla sofferenza fisica e all’antipatia; dall’altra la nota stolida e dolce insistenza del giornalista, senza ribellione, senza guizzo, senza salvezza possibile, fino alla sottomissione canina che, devo dire, ha qualcosa di zen. Eppure entrambi erano lì e hanno fatto la loro parte fino in fondo, come una tappa inevitabile di un percorso segnato.

Vedo Sottovoce di rado, e il campionamento racconta che tanti ospiti di Marzullo provano nei suoi confronti come minimo un senso di superiorità, a volte prendendo in giro senza pietà le sue domande, dal paternalismo alla durezza offensiva. Lui incassa e insiste, sempre bonario, facendo onore al famoso montone dostoevskiano. Eppure colui che da una parte è così apertamente sbeffeggiato di fronte e alle spalle, meritevole di antipremi come il Telecoatto dei pubblicitari, aggredito da petizioni di cinefili che vogliono sopprimere il suo Cinematografo, egli stesso dall’altra parte continua a ricevere la gente che continua ad andare al suo programma come tappa inevitabile di un percorso segnato, e continua la sua carriera anch’essa come un percorso segnato, e riceve la nomina ad personam a vicedirettore di RaiUno.

Stupefacente e paradossale. Il sistema, dico, a volte. Qui e altrove ha l’aspetto di un meccanismo fatale di mercato; molti lo liquideranno così facendo spallucce. La verità però, in ultima analisi, è che senza nulla togliere a tante altre apprezzabili virtù di tutti i giocatori («per carità!»), l’onore e la coerenza sembrano figure ormai quasi estinte, da una parte come dall’altra.