Mike, Fiorello e l’eternità

(daily life, pubblicità)

Quando ho scoperto che Mike Bongiorno era morto per un po’ non sono riuscito a crederci. Non che mi stesse specialmente simpatico, ma era un altro grosso ormeggio d’infanzia che se ne andava. Senza che lo sapessi, era parte del mio corpo. E il mio corpo non si convinceva.

Qualche giorno dopo l’ho visto vivo e vegeto in alcuni nuovi spot di Infostrada e per un attimo sono rimasto in tralice. Qual era lo scherzo? La morte o lo spot?

Nessuno dei due, sembra. I funerali ci sono stati. E ieri Fiorello ha scritto una lettera al Corriere della Sera per difendere la scelta della famiglia Bongiorno che ha concesso l’advertising postumo. Fiorello, indignato, ha biasimato le maldicenze che in questa strana resurrezione avevano ventilato un meschino interesse economico dei parenti. E ha concluso celebrando «l’emozione autentica che ci regala vedere Mike ancora una volta in tv».

Sembra che Fiorello, e quelli come lui invischiati nell’ozio del gossip che titilla le più facili morali, non siano stati nemmeno sfiorati dal dubbio più rilevante. Che l’interesse peloso in gioco non fosse quello della famiglia Bongiorno, bensì quello del suo datore di lavoro Infostrada.

La cosa brutta da vedere è il defunto Mike il Grande usato per vendere un’ADSL senza limiti a 9,95 euro/mese.  Questo è il brutto.

E’ brutto vedere Mike venduto postmortem a un brand come un altro, a un prodotto vuoto di idee e di amore come tanti, a un prodotto che a noi non dice e non dà niente. E’ brutto vedere Mike che torna dal sacro mondo dei morti non per una campagna di pubblica utilità, per un alto compito, per salvarci la vita, ma per proporci un oggetto inutile senza rilevanza sociale il cui spot risponde solo al privato calcolo di profitto di un’azienda fra tante.

Questo è brutto. Altro che i sospetti sulla famiglia Bongiorno. Visto che Fiorello fa un discorso morale, è bene evidenziare la scala di valori.

Finché Mike era vivo, nessun problema. Tutti i rivoli colorati dei dividendi delle varie parti confluivano nella simpatia brillante della situazione. Ma da morto, il vendersi alla pubblicità – che difficilmente è una via al primato morale – salta all’occhio. Un’operazione invereconda. Quel “Grazie a te, Mike” a fine spot dichiara una battaglia persa con l’eternità.

La cosa peggiore è che Fiorello, e quelli come lui, sono in buona fede. Ne sono sicuro. Non vedono proprio la resa. Per loro questo è del tutto normale. Le loro lenti sono definitivamente affumicate. Una parte della libertà è sparita per sempre dal loro campo visivo.

Per conto mio, sono ben felice di ritrovare Mike in tv. E’ un’emozione autentica, come dice Fiorello. Ma preferisco di gran lunga rivederlo nelle puntate di Rischiatutto e Lascia o raddoppia. Su Infostrada meglio meglio metterci una pietra sopra, come si fa in questi casi.

the last spot of mike 1

L'ultima tentazione di Mike / 1

L'ultima tentazione di Mike / 2

L'ultima tentazione di Mike / 2