Nessun futuro senza responsabilità

(daily life, politica)

Deliziosa testimonianza di Gherardo Colombo da Lucia Annunziata, oggi. L’ex magistrato spicca fra i pochissimi che non cercano soluzioni rapide né usano mitologie: guarda alla società con l’occhio post-moderno – avveduto, competente, e non furbo – di chi vede nei rapporti tra le parti il segreto del malfunzionamento dello Stato, più che in questo o quel colpevole.

Sono ammirato della sua scelta di lasciare le certezze della toga per agire su questo livello più alto, oggi desertificato, dove si cerca di ricollegare i pezzi randagi in un tutto sensato (v. penultimo post). Con coerenza, egli non può che partire dal basso: così va per scuole a mostrare da dove si dipanano le matasse, e sprona i ragazzi a ragionare con la propria testa. Con coerenza, per farlo si spoglia prima di tutto della propria autorità, e instaura sempre un dialogo reale, mai una lezione (logica l’incompatibilità col magister che era). Colombo dice che più che di nuove regole c’è bisogno di un diverso rapporto personale con le regole, una nuova cultura; e nel dimostrare la necessaria ma impopolare prospettiva lunga di un lento rinnovamento, riesce a soggiogare dolcemente anche la superficialità temporealista del giornalismo.

La parola chiave, in questa intervista che sarebbe da rivedere ogni tanto, è responsabilità. Responsabilità di ciascuno, a tutti i livelli. Tanto spesso la gente pensa solo a crescere il proprio orticello e poi si indispettisce se il politico fa lo stesso, senza considerare che i due fenomeni sono espressioni della miseria di un’unica visione sociale. Penso allora ai tribuni che fanno ancora demagogia sull’antica bella password, diritti, e il pubblico che li applaude ancora stoltamente. Dovrebbero raccogliere questo testimone se non vogliono votarci al fallimento. I tempi sono cambiati: un discorso che non associa diritti a responsabilità è solo un pietoso amarcord senza futuro.