Obama, Twitter e il futuro della democrazia / 2

(media, politica)

Quali proposte dal basso, espresse da altre componenti della società, incontrano la ristrutturazione del governo USA in stile web 2.0? Vediamone alcune particolarmente significative.

The Inauguration Report 2009 (IR09) è un progetto realizzato da una alleanza ultramista – la National Public Radio , la privata CBS News , e l’American University di Washington D.C. – che per specie e intenzioni è impensabile in Italia, e peraltro cosa rara anche in America. Tanto per cominciare, un insieme tanto eterogeneo di soggetti pubblici e privati difficilmente si ritrova a pensare all’unisono. Secondo, l’arsenale di media interattivi pop di ultima generazione che essi hanno integrato in un sol posto a noi paleodemocratici suona come un’insensata accozzaglia di gergo da ragazzotti, roba da comici o da nerd. Invece funziona eccome. E io me ne posso giovare come introduzione a certi strumenti e usi che stanno prendendo quota – al contempo introduzione al futuro necessario che del resto sembra essere tutta la fenomenale avventura Obama, in ogni suo aspetto.

IR09 è una sorta di reportage continuo sull’evento epocale e sui suoi postumi, ma non è a cura di giornalisti o altri professionisti. E’ generato dalla gente qualunque. Capire come funziona IR09 ci dà l’occasione di fare un minimo di conoscenza con un mezzo di rivoluzionaria modestia: Twitter, che IR09 incrocia con YouTube, il geotagging, l’iPhone, e diversi altri media.

Cos’è Twitter? Si potrebbe chiedere al Dalai Lama, visto che proprio due giorni fa l’ufficio di Sua Santità ha annunciato di avervi aperto il suo account. Nicholas Carr l’ha definito «il sistema telegrafico del web 2.0». Se si hanno presenti le status line di Facebook – le epigrafi dove uno annuncia urbi et orbi cosa sta facendo in quel momento – si può immaginarlo senza vederlo: Twitter è fatto esclusivamente di quelle istantanee. Si tratta del più noto sito di microblogging, un servizio a cui puoi spedire solo messaggi molto brevi, 140 caratteri al massimo, usando sms, messenger e web. E’ una sequenza di agenzie stampa personali. L’obiettivo è sempre dire agli altri cosa stai facendo o vedendo in quel momento. Su Twitter le comunicazioni lampo di tantissime persone si rincorrono su una linea temporale, si accumulano, formano un sorprendente puzzle cangiante, e percolano senza posa in un luogo virtuale che i meno avveduti, propensi a facili giudizi, liquideranno subito come una bettola per narcisisti e onanisti digitali. In realtà Twitter è il nodo germinativo di rami di evoluzione completamente nuovi per la vita sociale; la sua frequentazione – un volo d’uccello, per forza lieve – offre una percezione «con la coda dell’occhio» di una sfera di affetti e conoscenze che può essere molto più vasta del normale. Chi si è abituato a Facebook sa infatti che la bacheca personale è un efficace sguardo sullo stato della nostra cerchia di amici.

La CNN, che è stata la prima a lanciare il citizen journalism dedicandogli l’apposita sezione Ireport sul suo sito ufficiale, ha sfruttato con buon gusto e perspicacia questa nuova razza di commenti per l’Inaugurazione: ha incrociato temporaneamente forze e flussi con Facebook, sicché mentre su CNN Live si guardava l’evento, accanto al video scorrevano in diretta le chiose di chi assisteva tramite il suo account Facebook (quindi con il proprio nome e cognome, non col nickname: e questo fa una certa differenza). Ecco un ennesimo debutto e segno dei tempi: il primo esperimento di social tv in grande stile, con oltre 2 milioni di status line aggiornate nel corso del lungo evento . Allo stesso modo su Twitter i messaggi di tutti confluiscono in una timeline comune, un nastro trasportatore su cui scorrono ininterrottamente osservazioni, impressioni, citazioni, segnalazioni, link interessanti, inserzioni, lamentele, appunti, gemme preziose e fanfaronate. Poiché accanto al messaggio appaiono nickname e icona del parlante, si possono ingaggiare nella corrente discussioni a due usando ad esempio il prefisso @misterX per rispondere a misterX.

Ora, per una felice dote che contraddistingue i beni comuni aperti alla intelligenza collettiva senza norme repressive né involuzioni privatistiche, Twitter sta evolvendo per vie non immaginate dai suoi creatori. In particolare, sta prendendo molto piede come strumento di monitoraggio diffuso. Il concetto è elementare e ha una sua genialità che vorrei sottolineare.

Prendiamo Commuter Feed, un sito che raccoglie i messaggi che i guidatori twittano per avvertire gli altri di code, incidenti, inghippi stradali vari che incontrano viaggiando. Per farlo mandano a Twitter un sms con la loro segnalazione preceduta dal tag @commuterfeed: grazie a questo prefisso gli interessati riconoscono subito le notizie utili, e il software di Commuter Feed può filtrare il flusso di Twitter per mostrare sul proprio sito solo i messaggi che lo riguardano. Come si può immaginare, più gente partecipa meglio funziona. Qui c’è la cosa davvero notevole, a mio avviso. Di fronte a questa rete di monitoraggio umana, per così dire “naturale”, le soluzioni ipertecniche del tipo reti-di-sensori-distribuiti o simili, di cui si sente spesso parlare come la punta di diamante dell’ingegneria dei trasporti, complicati sistemi progettati brevettati realizzati messi in opera e manutenuti da imprese che ne devono trarre profitto, appaiono paradossalmente goffe e retrò. Commuter Feed è molto più avanti e robusta di queste perché viene dal basso, perché è incompleta come quei disegni con i puntini da completare a cura dei lettori, i quali abboccano e si divertono senz’altro a farlo. È efficace proprio in quanto riesce affine agli uomini e al loro mondo: sfrutta gli elementi costituenti la complessità, cioè gli esseri umani che in gran folla scorrazzano e incasinano la viabilità, per controllare la complessità stessa e ridurre l’entropia. Al contrario, la soluzione dall’alto, quella progettata, quella extra-umana, si aggiungerà alla complessità generale aumentando l’entropia; per non dire che soffrirà sempre di limitazioni tecniche – malfunzionamenti, errori occulti, riparazioni, migliorie, assorbimento energia, ecc. – ed economiche – amministrazione, contratti, spese legali, ripartizione proventi, smaltimento, ecc. – rappresentando comunque un innesto estraneo su un bene pubblico che per funzionare deve drenarne risorse. Per giunta le reti di controllo alla Commuter Feed scalano automaticamente con la complessità del sistema: più gente c’è in giro e le strade sono intasate, maggiore sarà la quantità di avvisi che circolano.

L’uso di Twitter per il monitoraggio dell’ambiente umano è un’idea fantastica, un vero modello topico che è diventato realizzabile solo di recente, da quando tutti possono trasmettere dati senza fili da qualsiasi punto. Probabilmente è l’unico paradigma di organizzazione sociale sostenibile per il futuro. Ed è estensibile a una vasta gamma di circostanze importanti. La specie è quella delle smart mobs, le “folle intelligenti” senza centro che già anni fa ha Howard Rheingold ha saputo raccontare, masse distribuite che in tutto il mondo si auto-organizzano continuamente tramite instant messaging, come stormi sparsi eppure coerenti.
L’Inauguration Report 2009 sfrutta Twitter esattamente come Commuter Feed; solo che ha un diverso scopo, e quindi un diverso tag. La gente che vuole raccontare su IR09 cosa sta vedendo e vivendo manda a Twitter i suoi microreportage iniziandoli con il tag #inaug09: così il sito può filtrare solo questi twit rilevanti per sgranare il suo rosario di osservatori. La timeline risultante ritrae l’evento nel suo dinamico frangersi e rimbalzare, lo dipinge com’è osservato da migliaia e migliaia di occhi, non da quelli di un solo inviato in un solo momento. È tutta un’altra cosa. Considerando la presenza crescente dei feed RSS e la partecipazione crescente della cronaca individuale spicciola e del passaparola, si può immaginare che sia questo l’aspetto che in buona parte prenderanno le news nel prossimo futuro.

Va detto che per garantire l’accesso al maggior numero possibile di persone, che è garanzia di proporzionale oggettività e minor rischio di manipolazioni, IR09 non si limita a Twitter. Come spiegato nel video di istruzioni , gli organizzatori hanno creato anche un’applicazione Android che si scarica sull’iPhone, con la quale è facilissimo fare una foto o registrare un commento e seduta stante spedirli al sito di IR09 dal telefono. Inoltre il sito assorbe e filtra anche contenuti da Flickr e da YouTube, cercando foto e video segnati sempre con il stesso tag #inaug09: con questi compone un album collettivo dell’evento. L’album può essere perfino georeferenziato, cioè proiettato su una mappa associando ogni foto o video al luogo da cui proviene, visto che tutti i contenuti possono essere corredati da coordinate geografiche (per chi non lo conosce, è il momento giusto per fare un bel giro sul magnifico Flickrvision di David Troy: praticamente un’opera d’arte).

Nella prossima e ultima puntata: Tagging e geotagging (folksonomies), Delicious, Photosynth, BigPicture, TwitterVoteReport, Techpresident.com, Personal Democracy Forum.