Per chi cerca il massimo

(daily life)

Per chi cerca una valida alternativa alla solita radiolina di accompagnamento, col suo chiacchiericcio di mediocre umanità, suggerisco una deliziosa  produzione di Radio3: Ad alta voce.

Famosi attori o doppiatori che leggono a puntate grandi classici della letteratura. Sul sito sono disponibili in streaming tutte le puntate, quindi ci si può organizzare il proprio trip-palinsesto a piacimento, nell’ambiente giusto, e al sicuro da qualsiasi distrazione pubblicitaria.

Di recente, quando mi è capitato di dover lavorare su immagini e quindi avevo il canale verbale sgombro e ricettivo, mi sono regalato un sottofondo principesco: le Memorie di Adriano lette dalla più ammaliante voce di vecchio che si possa immaginare, quella di Gianni Musy (Gandalf del Signore degli anelli, per intenderci).

E’ un’esperienza sublime, c’è poco da dire. La rauca maestà di Musy e la magnificenza senza tempo della prosa di Marguerite Yourcenar sollevano al settimo cielo di un’emozione ininterrotta e molteplice, un orgasmo unisono su vari fronti (intellettuale, poetico, acustico) che finché dura trasfigura. Una sola seduta di apprendimento, e quando senti la sigletta già cominci a salivare, pregustando il pasto sopraffino. Vivamente consigliato per chi cerca il massimo. Quello vero, che definirei gli antipodi del banale.

Ne approfitto per citare qualche splendido passo dalla seconda puntata. Non c’è la voce, ma queste parole già bastano a una vita intera.

Mi studio di ripercorrere la mia esistenza per ravvisarvi un piano, per individuare una vena di piombo o d’oro, il fluire di un corso d’acqua sotterraneo. Ma questo schema fittizio non è che un miraggio della memoria. Di tanto in tanto credo di riconoscere la fatalità di un incontro in un presagio, in un determinato susseguirsi di avvenimenti, ma vi sono troppe vie che non conducono in alcun luogo, troppe cifre che a sommarle non danno alcun totale. In questa difformità, in questo disordine, percepisco la presenza di un individuo, ma si direbbe che sia stata sempre la forza delle circostanze a tracciarne il profilo. Le sue fattezze si confondono come quelle di un’immagine che si riflette nell’acqua.

D’altronde, i tre quarti della mia vita sfuggono a una definizione fornita dalle azioni. Il complesso delle mie velleità, dei miei desideri, persino dei miei progetti, resta vago ed evanescente quanto un fantasma. Il resto, la parte tangibile, più o meno autenticata dai fatti, si distingue poco più nettamente, e gli avvenimenti si susseguono nel modo confuso dei sogni.

Quando tutti i calcoli astrusi si dimostrano falsi, quando persino i filosofi non hanno più nulla da dirci, è scusabile volgersi verso il cicaleccio fortuito degli uccelli, o verso il contrappeso remoto degli astri.