Pink Floyd vs. Interruptors

(cultura)

Che piacere leggere la doppia notizia Pink Floyd vs. Emi! Incredibile.

Non solo i Pink Floyd hanno fatto causa alla casa discografica perché su internet vendeva i brani di The Dark Side of the Moon uno per uno, separatamente e a piacere, invece dell’album tutto intero come fu creato. Di più, il giudice ha anche dato loro ragione! Tutto ciò mi delizia.

E’ la prima volta, non so da quando, che vedo qualcuno opporsi ufficialmente alla frammentazione generale delle opere e dei pensieri, delle conversazioni e dei misteri, dei propositi finti o veri di oggi o di ieri. Quelle scene di film interrotte, quei panorami interrotti, quelle telefonate interrotte, quelle riunioni interrotte, quei contenuti interrotti e rivenduti in microporzioni per moltiplicare il profitto. Che strazio continuo, che schizolalia. Perché? Perché il digitale consente infiniti salti a costo zero; e allora sarebbe stupido non approfittarne. Una patologia sociale che dilaga senza resistenza alcuna da parte degli interrotti, che accettano tutti di buon grado purché la pubblicità sganci loro qualche soldo. E diventa una patologia morale.

Pensavo non ci fosse rimasto nessuno al piano di sopra. Nessuno più dare un’occhiata d’insieme, a esercitare un controllo di ordine superiore. Invece no. C’è ancora qualcuno che difende l’integrità del proprio lavoro e del proprio pensiero, che resiste alla frammentazione universale. Chissà se nel turbinio dei coriandoli la notizia si noterà.