Vacanze a Tocqueville

(daily life, politica)

Viaggiando per l’America del 1830 Alexis de Tocqueville è ammirato della democrazia che si è realizzata. Liberazione di energie per secoli in catene, festa di umanità che decide finalmente di sé, ancora impossibile nel Vecchio Mondo.

Ma al contempo il suo sangue aristocratico guarda con una punta di sospettoso disprezzo la nuova classe dominante commerciale che vi sta sorgendo al centro; la sua intelligenza già vede la cenere dell’omologazione che attende dentro il fuoco dell’uguaglianza, e in quel piattume il pericolo di un lieto ignaro asservimento a nuove prigioni, più oscene perché invisibili, interiorizzate.

In questo Natale 2009 tutto sembra lo stesso ma non lo è. E’ il Natale in cui il nostro AD consiglia la tessera del suo Pdl come il regalo più bello che “chi ama la libertà” può fare agli amici: un’idea capace di apparire innocua e simpatica, e di essere insieme incredibilmente impudente e oscena, come previsto da Tocqueville. E’ il Natale che ci vede al bivio da lui immaginato in queste condizioni, dove un sistema di false libertà sotto una costituzione solo apparente arriva alla tensione di rottura: «il popolo, stanco dei suoi rappresentanti e di se stesso, creerebbe delle istituzioni più libere, o tornerebbe ben presto a stendersi ai piedi di un solo padrone».

E poiché a questo bivio molti ancora tentennano sulla direzione da prendere, vorrei rileggere con voi il passo in cui Tocqueville descrive questa possibile deriva della democrazia. Vedersi con gli occhi di un altro fa sempre una certa salutare impressione, ancor più quando il veggente li ha chiusi centocinquant’anni fa.

Se il dispotismo si affermasse nelle nazioni democratiche di oggi, c’è da presumere che avrebbe altre caratteristiche: sarebbe più esteso e più mite e avvilirebbe gli uomini senza tormentarli.  […]

Penso dunque che la specie di oppressione che minaccia i popoli democratici non assomiglierà a nessuna di quelle che l’hanno preceduta nel mondo; i nostri contemporanei non possono trovarne nessun antecedente nei loro ricordi. Cerco inutilmente io stesso un’espressione che renda esattamente l’idea che me ne faccio e la contenga; le vecchie parole come “dispotismo” e “tirannide” non sono più adeguate. La cosa è nuova, bisogna dunque cercare di definirla, visto che non posso darle un nome.

Immaginiamo sotto quali aspetti il dispotismo potrebbe prodursi nel mondo: vedo una folla innumerevole di uomini simili ed uguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi piccoli e volgari piaceri con cui saziano il loro animo. Ciascuno di questi uomini vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri: i figli e gli amici costituiscono per lui tutta la razza umana; quanto al resto dei concittadini, egli vive al loro fianco ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso, e se ancora possiede una famiglia, si può dire per lo meno che non ha più patria.

Al di sopra di costoro si erge un potere immenso e tutelare, che si incarica da solo di assicurare loro il godimento dei beni e di vegliare sulla loro sorte. È assoluto, minuzioso, sistematico, previdente e mite. Assomiglierebbe all’autorità paterna se, come questa, avesse lo scopo di preparare l’uomo all’età virile, mentre non cerca che di arrestarlo irrevocabilmente all’infanzia; è contento che i cittadini si svaghino, purché non pensino che a svagarsi. Lavora volentieri alla loro felicità, ma vuole esserne l’unico agente ed il solo arbitro; provvede alla loro sicurezza, prevede e garantisce i loro bisogni, facilita i loro piaceri, guida i loro affari principali, dirige la loro industria, regola le loro successioni, spartisce le loro eredità; perché non dovrebbe levare loro totalmente il fastidio di pensare e la fatica di vivere?

[…] In un sistema del genere i cittadini escono per un momento dalla dipendenza, per designare il loro padrone, e poi vi rientrano.

Non ho migliore augurio, per le rituali feste di rinascita di questa fine anno, che riuscire insieme a scongiurare l’avverarsi della profezia.