Wikinvidia

(conoscenza, daily life)

Ban Wikipedia!Da pochi giorni circola la notizia che da più parti in America gli insegnanti stanno alzando la voce contro Wikipedia, l’enciclopedia collaborativa on line. I loro studenti vi attingono a piene mani per sbrigare tutte le loro ricerche nel minimo tempo e col minimo sforzo. Troppo facile, insomma. Gli insegnanti lamentano altresì che quelle voci non sono verificate. Perciò l’unica soluzione, secondo loro, è che la scuola bandisca Wikipedia e non permetta più ai ragazzi di usarne i contenuti.

A parte l’oggettiva difficoltà di attuare un proposito simile, lo scontro che si sta creando evidentemente è solo in apparenza tra generazioni e stili di vita. Sotto c’è l’attrito immenso, tettonico, tra un vecchio modo di produrre e convalidare la conoscenza e uno nuovo che sta nascendo. Il nuovo paradigma è appena all’inizio e i più ne avvertono ancora vagamente la portata rivoluzionaria. Qui la vediamo in piena luce, rivelata dall’inerzia e dallo spaesamento dei custodi dello status quo, che come sempre si traducono in indignazione, resistenza e censura. In due parole, difesa cieca.

E’ vero, le voci di Wikipedia possono essere inaccurate e spesso si sono dimostrate tali. E con ciò? La storia della scienza è fatta interamente di errori e cantonate madornali. Per non dire quella della filosofia o delle pseudoscienze come la psicologia e la sociologia. L’inaccuratezza è l’errore sono i peccati originali di tutto il sapere umano, senza eccezioni; ma sono anche i fattori universali di crescita e di evoluzione. Semmai, in Wikipedia c’è il vantaggio che gli errori visibili a tutti si possono correggere senza ostacoli.

Questa garanzia mi sembra maggiore di quella offerta dal metodo tradizionale, il modello gerarchico e condizionante, in cui ci sono pochi deputati a produrre e conservare un sapere canonizzato, molto difficile da mettere in discussione. In questo vecchio sistema, che nasce con Platone e Aristotele, gli errori dei singoli si propagano nella storia in maniera incontrollata, anche per millenni, visto che la conoscenza è sempre progressiva, basandosi sul lavoro di predecessori che di norma viene accettato per autorità.

Dal modello collaborativo su vasta scala emerge invece un livello di controllo più elevato ed efficace, pari a quello cui ci ha abituato il software open source che è prodotto nel medesimo modo. Qui l’autorità è diluita in proporzioni omeopatiche. Anche il modello collaborativo non sarà mai esente da imperfezioni, ma quando a validità non è certo peggiore di quello cui siamo abituati da 2.300 anni. Il problema principale è appunto questa antica abitudine, dura da superare. Chi accusa Wikipedia di inaccuratezza sta dicendo in realtà: “Non sopporto questo modo di condividere la conoscenza e gli errori, mi confonde! Voglio avere solo alcuni che se ne fanno carico con nome e cognome, possibilmente sempre i soliti. Lì so come muovermi, come argomentare, cosa dire; qui no.”

Ma c’è un altro aspetto. La estrema facilità di reperire nozioni su internet dovrebbe convincere una volta per tutte gli educatori e il sistema scolastico che l’insegnamento non può più essere centrato sull’apprendimento di nozioni – ormai ridotte alla loro concreta funzione di pura materia prima – ma sullo sviluppo delle capacità umane più complesse, lontane dal copia&incolla, e in particolare delle facoltà associative, senza confini disciplinari: perché sono queste che mettono in grado un individuo non solo di orientarsi, ma anche di trovare strade davvero nuove, creando un futuro accogliente. Difatti non si possono mimare con un pc.

Nel caso Wikipedia, gli insegnanti potrebbero approfittare per migliorarsi promuovendo un lavoro più articolato e coinvolto insieme agli studenti sul confronto delle fonti e sulle basi del sapere, mettendosi in gioco e stimolando lo spirito critico. Solo così potrebbero allearsi ai ragazzi, la next generation, e trarne un vantaggio comune. L’opposizione e la condanna saranno solo un’occasione persa: tanto l’avvicendamento tra i paradigmi della conoscenza è già iniziato e avverrà comunque poiché «quel che accade, è che gradualmente gli oppositori scompaiono e la nuova generazione si familiarizza con quell’idea sin dalla nascita» (Max Planck).